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Il calcio cancella il virus ma la variante Delta fa paura

12 Luglio 2021 – 06:00

A luglio il 45 per cento dei casi dovuti al ceppo indiano. Pregliasco: “Il tifo può essere volano”

Il calcio cancella il virus ma la variante Delta fa paura

I campionati europei di calcio che si sono conclusi ieri sera a Wembley sono stati un momento di grande evasione che ha permesso di mettere alle spalle un anno e mezzo di drammatico pandemia e di lockdown. Sono diventati per tutti un elemento simbolico di ripresa, di orgoglio italiano e, come i Mondiali del 1982 che videro l’Italia vittoriosa allo stadio Bernabeu di Madrid con il presidente Sandro Pertini in tribuna chiusero un’epoca «grigia» di violenze ed attentati anche l’Italia di Mancini ha fatto più o meno lo stesso con il Covid.

Ma purtroppo l’emergenza non è ancora del tutto finita ed ora si torna a fare i conti con i contagi e una variante Delta che preoccupa. Ieri i nuovi contagi registrati in Lombardia sono stati 250 per un totale di 843.555 da inizio pandemia e i morti sono saliti a 33.799 con un più uno nelle ultime 24 ore. La situazione, graie anche alla campagna vaccinale, pare per il momento sotto controllo: «Quattro milioni di cittadini lombardi hanno completato il ciclo vaccinale, il 58,3% di chi ha aderito alla campagna- ha spiegato l’assessore al Welfare Letizia Moratti- percentuale che sale al 79% tra gli over 60 e al 97% tra gli over 80. Per tutte le fasce d’età il 95,8% degli aderenti ha ricevuto almeno 1 dose».

Nei giorni scorsi la Regione Lombardia ha comunque confermato la progressione della variante Delta (indiana) sul territorio. Nel mese di giugno la variante predominante è stata l’Alpha ( la variante inglese) con il 64% contro la Delta attestata all’11% su 1979 genotipizzazioni eseguite nel mese. I primi sette giorni di luglio segnalano Alpha al 24% (142 casi) e Delta al 45% (270 casi), sebbene su un totale di sole 603 genotipizzazioni eseguite in 7 giorni.

«Con la variante Delta il rischio che il tifo si trasformi in un volano per i contagi c’è- ha spiegato all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano- la convivialità, il tifoso medio che va a bersi una birra da qualche parte, gli abbracci, i cori è quello che fa crescere il pericolo. E’vero che dopo la festa scudetto per l’Inter a Milano non ci furono conseguenze gravi, ma è anche vero che allora non avevamo ancora la variante Delta. Mentre a Copenhagen e San Pietroburgo il 18 e 19 giugno invece le conseguenze si sono viste»

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