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Il calo del traffico aereo supera l’80%, tra pensionamenti e cassa integrazione il piano di Sea per la salvezza

Il traffico aereo stenta a ripartire. I passeggeri in transito da Linate e Malpensa (dati di dicembre) sono ancora in calo dell’82% e dell’89% rispetto all’era pre-Covid. E per far fronte a un futuro ancora nebuloso, la Sea e i sindacati hanno firmato un accordo quadro che punta a un ridimensionamento del 20% degli organici degli aeroporti milanesi entro il 2025 con il paracadute di un sistema di protezione per tutte le persone coinvolte. È il primo (e non sarà di certo l’ultimo) dei piani di riorganizzazione previsti nel sistema aeroportuale nazionale, uno dei settori più penalizzati dalla pandemia.

L’intesa – firmata da tutte e sette le sigle sindacali dell’azienda e per cui si stanno raccogliendo le adesioni nelle Rsu – è articolata in quattro fasi. Ed è il pilastro su cui la società di gestione degli scali meneghini punta a ripartire dopo un anno in cui ha bruciato 200 milioni di cassa. La prima fase è il rinnovo per un altro anno degli ammortizzatori sociali. I dodici mesi di cassa integrazione avviati subito dopo il primo lockdown scadranno a metà marzo. A quel punto scatteranno almeno altre 12 settimane di cassa in deroga per poi proseguire con lo stesso strumento – se possibile – o con la solidarietà. Da aprile 2022 partirà un processo di “pensionamento accelerato”, come lo chiama Massimiliano Crespi, direttore relazioni umane di Sea, che riguarderà entro il 2025 circa 400 persone. Il piano prevede l’uscita dall’azienda con 30 mesi d’anticipo “senza nessuna perdita retributiva”, garantisce Crespi. I compensi saranno garantiti dalla Naspi e da un’integrazione finanziata dall’azienda e (se fosse possibile) dal fondo volo. Il pensionamento accelerato sarà accompagnato da un piano di incentivi all’esodo volontari (ancora da definire nella quantità) che riguarderà 150 persone. E in parallelo l’azienda si è impegnata ad assumere cento giovani nell’ambito di un piano di ringiovanimento generazionale già avviato prima del Covid. “Il nostro è un tentativo di guardare al di là dell’emergenza attuale per ragionare su un futuro a medio termine e affrontare una situazione obiettivamente eccezionale assieme ai lavoratori” , spiega Crespi. Nessuno ad oggi è in grado di capire se e quando ripartirà il traffico dopo l’annus horribilis del 2020.

I dati erano lievemente migliorati la scorsa estate. La situazione è però riprecipitata dopo i lockdown autunnali e l’intero settore attende con ansia il completamento del piano vaccinazioni per provare a voltare pagina. La Sea ha già maturato una certa esperienza con la gestione di crisi improvvise con l’addio di Alitalia all’hub milanese del 2007. Una mossa che ha fatto sparire dalla sera alla mattina sette milioni di passeggeri dalla contabilità dello scalo, buco recuperato un passo alla volta nell’arco di poco più di una decina d’anni. A seguire la situazione con una certa apprensione c’è anche il Comune di Milano, azionista di maggioranza Sea. Che dopo aver spremuto per anni dividendi da Linate e Malpensa dovrà per un po’ fare a meno della ‘paghetta’ annuale in arrivo dai suoi aeroporti. Quanto durerà il digiuno dipende dalla durata della crisi. In Gran Bretagna, dove l’immunizzazione della popolazione è un po’ più avanti, le prenotazioni di viaggi in aereo stanno ripartendo. La speranza è che una rondine, quella inglese, questa volta faccia davvero primavera.


 

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