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Il Concerto di Natale: una notevole prova artistica, uno straordinario successo di pubblico | la Voce Di Mantova

MANTYOVA A meno di un mese dalla morte del suo creatore, il Coro “Livia d’Arco” ha fornito una prova oltremodo convincente delle sue qualità, dedicando a Roberto Fabiano il Concerto di Natale 2022. Non c’è nulla di retorico nel rilevare che tutti abbiano cantato e suonato… conversando, ancora per una volta, con il loro indimenticabile maestro. La musica, pur con le sue proporzioni fondamentali, non si riduce ad un’equazione matematica. Anche la matematica può, forse, trasmettere emozioni, ma bisogna conoscerla in profondità per poterle provare; mentre, invece il pubblico, che ha assistito (anche in piedi!) al concerto di ieri sera, ha potuto inseguire agevolmente i sentimenti di chi offriva loro una prova musicale di indubbio spessore, concedendo infine un successo clamorosoi al direttore, ai solisti, agli orchestrali, ai coristi. Lo stesso tenore Angelo Goffredi, che ha eseguito con l’agilità che gli è propria, il recitativo Confort ye my people e l’aria Ev’ry valley, tratti dal Messiah di Händel, aveva avvertito poco prima che le difficoltà che avrebbe potuto incontrare non sarebbero derivate da un tipo di scrittura (quella barocca) che considera un po’ “casa sua”, ma dall’emozione derivante da questa sorta di conversazione con l’amico e maestro scomparso. Ma la nostalgia non ha offuscato la sua esecuzione, per cui il bellissimo testo di Charles Jennens, interamente tratto dai versetti del Libro di Isaia, è stato restituito a chi ascoltava con esemplare chiarezza.

L’ensemble ha poi affrontato la prova assai impegnativa della Theresienmesse in si bemolle di Franz Joseph Haydn: un autentico monumento del classicismo mitteleuropeo, nel quale, tuttavia, irrompono suggestioni tematiche che travalicano il suo tempo e presagiscono le inquietudini tipiche, non solo della cultura dello Sturm und Drang, ma che, nella melodia del Gloria e nell’intero Benedictus, toccano una sensibilità ormai apertamente romantica. Questa commistione tra misura classica e lampi di genialità innovativa richiede a chi dirige l’attitudine ad un equilibrio che non è mai dato a priori e a chi esegue la capacità di modulare suono canto e ritmi, tali da ricondurre ad unità la straordinaria complessità dell’opera. Penso si possa dire che il direttore, Michelangelo Rossi, sia riuscito in questa impresa e che sia l’orchestra “Fucina musicale Machiavelli”, sia i cantanti solisti Grazia Montanari, Maria Pluda, Angelo Goffredi e Carlo Morini lo hanno assecondato, fornendo una notevole prova della loro arte interpretativa. Occorre infine tributare al coro “Livia d’Arco”, che si vuole composto da “amatori” (ma che significa questa parola, se si riesce nell’impresa di cantare con questa sapienza e con questa sensibilità?) un particolare elogio. Parliamo di persone che nella vita hanno altre occupazioni, che si riuniscono una volta alla settimana sotto la guida di Antonella Antonioli (dalle 21 alle 23, perché prima non è possibile) e che, allargando via via il loro repertorio, offrono al pubblico mantovano delle autentiche perle musicali. Il riconoscimento di questo impegno non può che arrivare puntuale, sicché la folla che gremiva il duomo ha chiamato a gran voce la paziente tessitrice di queste trame musicali, tributandole una grande ovazione per quanto riesce a dare a tutti i mantovani che amano la musica. Il quesito che molti si ponevano all’indomani della scomparsa di Roberto Fabiano – se il Coro “Livia d’Arco” potesse sopravvivere a colui che lo ha voluto e plasmato – può avere ora una risposta positiva.

Adelchi Scarano

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