il-digital-divide-e-(anche)-sociale:-ma-accorciare-la-distanza-tra-l’innovazione-e-i-cittadini-si-puo

Il digital divide è (anche) sociale: ma accorciare la distanza tra l’innovazione e i cittadini si può

Il digital divide non è più tecnologico, ma sociale. La Milano Digital Week diventa l’occasione per diffondere conoscenza e consapevolezza

Digital divide in Italia, appello alle istituzioni: accelerare la banda ultralarga

Il fascicolo del cittadino, il fascicolo sanitario digitale, ma anche l’accesso contactless ai tornelli della metropolitana. L’innovazione che cambia – in meglio – la vita quotidiana dei cittadini è nelle piccole grandi rivoluzioni. In quei cambiamenti che anche solo 3 anni fa sembravano lontani anni luce e che oggi sono realtà. Eppure, nonostante tutto, sono ancora pochi a sfruttare appieno le potenzialità dell’innovazione, per ridurre il digital divide.

Con il risultato che il suo impatto positivo resta ancora limitato. Perché diventi visibile, l’innovazione deve essere conosciuta da tutti. Deve essere compresa, capita e utilizzata. Per questa ragione la Milano Digital Week, iniziativa promossa dal Comune di Milano, Assessorato alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici, e organizzata da Cariplo Factory insieme a IAB Italia e hublab (quest’anno si svolgerà dal 17 al 21 marzo), vuol dire soprattutto accorciare le distanze, che a volte impone il digital divide, attraverso la divulgazione, attraverso incontri che spieghino e raccontino le innovazioni, mostrando il volto concreto di un’idea.

Un passaggio fondamentale perché mentre il digital divide tecnologico si riduce sempre più rapidamente, quello sociale resta forte. E se l’innovazione non viene esplicitata, produce l’effetto contrario: anziché ridurre le distanze, rischia di aumentare il divario tra chi la governa e la comprende, sfruttando tutte le sue potenzialità, e chi la subisce, ignorandola e rimanendo ai margini, escluso dai benefici dell’innovazione stessa.

La fine del digital divide?

Alla fine del 2016, l’Osservatorio dell’Agcom rilevava meno di 3 milioni di reti a banda larga: il 14,8% delle reti internet del Paese. Alla fine del 2020 sono 11,8 milioni, il 60,9% del totale. Di fatto una famiglia su due può accedere al web senza limiti, alla velocità che desidera. Ma siamo ancora lontani dalla fine del digital divide: moltissime persone, anche se vi hanno accesso, di fatto non sanno come questa infrastruttura possa semplificare la loro vita di tutti i giorni.

Ciò che gli operatori dell’innovazione in Italia devono cercare di fare oggi più che mai è fare in modo che l’innovazione tecnologica abbia un impatto vero e profondo sul sociale. Ed è con questo spirito che è stata lanciata l’edizione 2021 della Milano Digital Week, il cui focus è la Città Equa e Sostenibile: il saper innovare non può prescindere dall’inclusione che metta al centro di ogni decisione le persone, le loro relazioni e la comunità.

E il digitale può quindi essere il veicolo e l’acceleratore di una rivoluzione della quale siamo tutti attori e spettatori consapevoli che la sostenibilità del pianeta e delle persone siano legati da un unico filo, appeso all’applicazione di modelli e processi innovativi destinati ad avere un forte impatto sulle nostre vite quotidiane di cittadini.

Milano, modello dell’innovazione a misura di cittadino

Una trasformazione che passa dalla capacità di utilizzare in maniera efficace i dati che raccogliamo quotidianamente per offrire servizi costruiti su misura sulle esigenze reali dei cittadini: dalla rete dei trasporti ai rapporti con la pubblica amministrazione. Basti pensare a quanto fosse complicato presentare domanda per un cambio di residenza anni fa e quanto sia diventato veloce oggi. La tecnologia digitale è un vero abilitatore del cambiamento per la sua capacità di utilizzare e rendere fruibili dati che altrimenti sarebbero inutili. E in questo, il comune di Milano è stato precursore e modello dell’innovazione inclusiva a misura di cittadino, riducendo così il digital divide.

Ma è una trasformazione che passa anche attraverso il tramonto di vecchie professioni e il sorgere di nuovi lavori. Troppo spesso si fa la semplice equazione che la tecnologia distrugga posti di lavoro, quando invece – più semplicemente – li trasforma. Un’operazione che per avere successo deve essere guidata e deve sfruttare e utilizzare i dati raccolti a beneficio dei cittadini semplificando tutti i processi che li riguardano.

La trasformazione digitale non è neutrale: può accelerare o rallentare il processo, ma tutto quello che fanno città come Milano rischia di rimanere fine a sé stesso se non si dà l’occasione ai cittadini di prenderne coscienza e consapevolezza.

A cura di Marco Noseda, Chief Strategy Officer di Cariplo Factory

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *