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Il pasticcio AstraZeneca e l’ipotesi dell’obbligo vaccinale

Perché l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino contro il Covid-19 non è presa in seria considerazione? Il corsivo di Michele Magno

 

In linea di principio, come suddividere il reddito personale tra consumi e risparmio è una decisione che spetta alla responsabilità di ciascun individuo.

Poiché, però, l’esperienza dimostra che questa è difettosa, lo stato costringe i cittadini a premunirsi di fronte ai bisogni e ai rischi che si manifestano nel corso dell’esistenza, anche per evitare che il loro costo — economico, sociale, umano — ricada sulla collettività.

Il caso delle pensioni è il più eclatante, ma non è l’unico: lo stato rende obbligatorie, ad esempio, anche l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e quella per i sinistri automobilistici.

La stessa logica dovrebbe valere per le vaccinazioni.

Del resto, in Italia sono state imposte per legge quelle contro il vaiolo (1888), la difterite (1939), la polio (1968) e, successivamente, contro le malattie esantematiche.

Ora, con con una campagna vaccinale che, nonostante il pasticcio del governo (del Cts ridisegnato da Mario Draghi e del ministro della Salute) su AstraZeneca, sta prendendo il largo (grazie al martoriato generale Figliuolo) non è questo il momento per imbarcarsi in una discussione sui metodi, più o meno persuasivi, per raggiungere l’immunità di gregge.

Tuttavia, soprattutto se l’aumento del numero dei no-vax dovesse impedirla, l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino contro il Covid-19 forse andrebbe presa in seria considerazione.

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