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Il salvatore di Hotel Ruanda ora rischia la prigione a vita

Al via il processo a Paul Rusesabagina: salvò in Ruanda migliaia di tutsi Arrestato illegalmente a Dubai, è accusato di “terrorismo”

Nel 1994 il Ruanda fu attraversato da uno dei più grandi massacri del 20° secolo. Secondo le stime di Human Rights Watch in circa 100 giorni ( dal 6 aprile fino alla metà di luglio) vennero trucidate a colpi di arma da fuoco, machete e bastoni chiodati, almeno 500mila persone; le stime sul numero dei morti sono tuttavia cresciute fino a raggiungere circa 800mila- 1 milione. Le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, il 20% della popolazione, ma le violenze colpirono anche gli Hutu moderati che rappresentavano la maggioranza. Tutto iniziò quando l’aereo con a bordo il presidente del Ruanda, Juvénal Habyarimana, e quello del Burundi, Cyprien Ntaryamira, entrambi hutu, fu colpito da due razzi quando era in fase di atterraggio a Kigali. Non si salvò nessuno.

Da quel momento il bagno di sangue divampò inarrestabile. In quei terribili giorni una piccola- grande isola di salvezza venne rappresentata da un hotel, il Mille Collines a Kigali, e fu qui che il direttore generale dell’albergo, Paul Rusesabagina, riuscì a mettere al sicuro la vita di almeno 1200 persone.

Sulla sua storia nel 2004 venne realizzato un film, Hotel Ruanda, e Rusesabagina venne riconosciuto come un eroe. Fu costretto a rifugiarsi in Belgio e poi negli Stati Uniti dove l’allora presidente George Bush lo insignì della medaglia presidenziale per la libertà, la più alta onorificenza civile della nazione.

Dall’agosto dello scorso anno Rusesabagina, divenuto un uomo d’affari di 66 anni, è di nuovo in Ruanda ma non per raccogliere ringraziamenti. E’detenuto e da mercoledì scorso è sotto processo per accuse gravissime. Deve difendersi da 9 capi d’imputazione tra cui terrorismo e omicidio, se condannato potrebbe passare il resto della sua vita dietro le sbarre. Secondo le autorità ruandesi sarebbe il fondatore e leader di gruppi armati, che operano in vari luoghi della regione e all’estero. In particolare avrebbe finanziato il National Liberation Forces ( FLN), che negli ultimi anni ha compiuto numerosi attacchi mortali in Ruanda. In realtà Rusesabagina è un oppositore dichiarato del presidente Kagame che da 20 anni governa con il pugno di ferro il Ruanda, sebbene sia considerato autore di una politica di stabilità lo spazio per lo critica è esiguo. Diversi dissidenti sono stati incarcerati e alcuni misteriosamente uccisi all’estero, in Kenya, Uganda, Sud Africa, Regno Unito, così come avvenne per Patrick Karegeya, ex capo dell’intelligence attirato in una camera d’albergo di lusso a Johannesburg nel gennaio 2014 e strangolato.

La figlia di Rusesabagina, Carine Kanimba, ha accusato le autorità di non garantire un «giusto processo» considerando le udienze un «teatro». Inoltre l’uomo è in condizioni di salute precarie, reduce da un cancro. Sempre secondo i familiari le accuse sarebbero state inventate e gli sarebbe stata negata la scelta degli avvocati della difesa. Ma al di là del processo quello che l’accusa e il governo dovranno spiegare è come Rusesabagina sia arrivato in Ruanda.

Se funzionari governativi hanno parlato di un fantomatico «mandato internazionale», i legali della famiglia affermano invece che si è trattato di un rapimento. Una extraordinary rendition. Rusesabagina infatti il 26 agosto del 2020 ha volato da Chicago a Dubai, per motivi tutti da chiarire, dove è giunto il giorno dopo, da qui ha chiamato i figli rassicurandoli. Quello che è successo dopo è un mistero. I registri di volo hanno identificato un jet privato, un Bombardier Challenger gestito da una compagnia spesso utilizzata dal governo ruandese. decollato dall’aeroporto Al Maktoum di Dubai il 28 agosto e atterrato a Kigali il mattino seguente. Per gli avvocati a bordo c’era proprio Rusesabagina. Quattro giorni dopo le autorità ruandesi hanno comunicato al Belgio di aver arrestato un anonimo cittadino belga ( anche se l’eroe dell’hotel Ruanda non sembra aver mai rinunciato alla sua cittadinanza d’origine). Solo quando hanno fatto sfilare il loro prigioniero in manette, davanti a media selezionati a Kigali, la sua identità è diventata nota. Attirato in una trappola? Tradito da altri oppositori di Kagame?

Il dissidente è stato monitorato per anni dal servizio di sicurezza ruandese, la sua famiglia infatti aveva tenuto sempre un’attenzione molto alta e si è detta sorpresa del viaggio a Dubai, Il processo in corso, aggiornato alla prossima settimana, ha riscosso una eco internazionale. Già nel dicembre scorso più di 30 membri del Congresso Usa hanno chiesto a Kagame di rilasciare Rusesabagina per motivi umanitari. La settimana scorsa è intervenuto sul caso anche il Parlamento europeo invitando il Ruanda a concedere alla Rusesabagina un processo equo ma condannando quella che ha definito «la sua sparizione forzata», la consegna illegale e la detenzione. Inviti che però fino ad ora sono finiti nel vuoto così come potrebbe cadere nell’oblio il ricordo di un massacro senza precedenti.

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