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In città via ai controlli: folla ma niente ressa “Blitz” in un ristorante

Molta gente in strada ma i negozi sono vuoti. A Meda in dodici “sorpresi” a cena

Le conclusioni possibili sono molteplici ma portano tutte nella medesima direzione: ancora eccessiva leggerezza, incoscienza, un ormai incontenibile desiderio di evasione che può indurre ad agire in maniera assai discutibile, indipendentemente dall’età anagrafica. I controlli di questo primo fine settimana della Lombardia in zona gialla – richiesti specificatamente più serrati dalla Prefettura dopo il Comitato per l’ordine e la sicurezza di mercoledì durante il quale si era invocato però anche il senso di responsabilità delle persone – stanno evidenziando, nonostante i sacrifici affrontati da tutti nelle scorse settimane, una generica incapacità di rapportarsi correttamente con una possibile e nemmeno troppo remota ripresa del virus, comportandosi di conseguenza senza osservare ancora una volta le norme previste dal Dpcm che peraltro si stanno gradualmente allentando.

È vero: nonostante la tanta gente riversatasi ieri pomeriggio per le strade centrali dello shopping – corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo e piazza San Babila, corso Venezia e corso Buenos Aires, corso Garibaldi e corso Vercelli – la stragrande maggioranza dei negozi è rimasta in sofferenza.

Con commessi costretti perlopiù a starsene a braccia conserte guardando tristemente i marciapiedi anche nelle boutique del Quadrilatero della moda. E se si eccettua qualche coda davanti a bar, gelaterie e fast food, ieri in città non si sono registrati assembramenti, come ha segnalato la polizia locale.

Non è stato così giovedì sera a Meda, in Brianza, dove i carabinieri della compagnia di Seregno sono intervenuti in un noto ristorante. In tavola era stata servita una cena per tredici persone, posizionatesi una accanto all’altra senza la benché minima accortezza alle norme sul distanziamento e figuriamoci quelle sull’uso dei presidi sanitari.

Dei commensali però non c’era traccia. Sì, come una qualunque serata in cui la pandemia non esisteva, gli ospiti avevano lasciato le molte vetture nel parcheggio e le luci del locale erano accese (dettaglio che ha attirato l’attenzione dei militari dell’Arma spingendoli a controllare), mentre giacche e cappotti erano ancora nella sala e il cibo – prelibato, con piatti a base di tartufo e vini di livello già versati nei calici – nei piatti.

All’ingresso, ad accogliere i carabinieri, però si è presentato solo il titolare mentre il ristorante sembrava avvolto in una irreale atmosfera di silenzio. Talmente «finta» che sono scattate le verifiche in ogni stanza dell’edificio.

E c’è voluto poco a rintracciare i clienti – un gruppo di 50enni riunitisi per quella cena conviviale e «fuggiti» all’arrivo delle pattuglie dell’Arma – trovati chiusi in uno stanzino al piano superiore, ingenuamente speranzosi di farla franca evitando di venire scoperti e dribblare così, insieme all’oste, le sanzioni.

Che dire poi del dipendente Atm picchiato in metropolitana: l’uomo ne avrà per 15 giorni dopo aver tentato di separare due ragazzi che, senza mascherina, stavano litigando su una banchina. È successo venerdì pomeriggio alla fermata Duomo.

I ragazzi hanno cominciato a insultare il dipendente Atm che, insieme a un collega, li ha inviati ad allontanarsi e a indossare la mascherina. Una volta oltrepassati i tornelli i due lavoratori hanno seguito i giovani per accertarsi che se ne fossero andati.

Ed è stato allora che uno è stato spintonato e colpito con un pugno.

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