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La Brexit va. Il mondo ha un nuovo attore geopolitico

Il braccio di ferro di Boris Johnson ha avuto successo: minacciando l’hard Brexit ha portato a casa un accordo con la Ue che la scongiura, ma che suggella in via definitiva il cammino iniziato con la vittoria del Leave nel referendum del 2016.

Il platinato rivendica giustamente il successo davanti ai suoi cittadini, spiegando che ora Londra è tornata padrona del suo destino. Vero: potrà tornare a “battere moneta”, cioè a decidere della sua economia e dei suoi bilanci senza passare da Bruxelles, ma anche su tanto e tanto altro.

Sfugge così alla stretta dell’Unione europea, soprattutto all’abbraccio mortale della Germania che la sta stritolando per i propri meschini interessi. Nazione libera ora, la Gran Bretagna, pur se restano i tanti vincoli ovvi della geopolitica e della Finanza internazionale, cui nessun Paese può sfuggire.

L’improbabile premier ha vinto la sua scommessa grazie alla fermezza, opponendosi a ogni dilazione, sia temporale che di contenuto, dato che un modo per far svaporare il progetto dei brexiteer era un accordo che, pur sancendo formalmente il distacco, conservasse i vincoli pregressi.

Ha lottato e vinto contro tanti e potenti, non solo i suoi avversari interni, quanto soprattutto gli influenti circoli internazionali che vedono nella Brexit un vulnus alla globalizzazione.

Circoli che hanno avuto ragione sul suo omologo d’oltreoceano e che attendono con ansia la nuova presidenza per rilanciare il “loro” ordine mondiale che il tycoon prestato alla politica ha impudentemente osato sfidare.

Per questo Johnson ha posto una scadenza a fine anno ed è rimasto inamovibile sul punto: sapeva bene che finché sul trono dell’Impero d’Occidente c’era Trump avrebbe avuto comunque una sponda amica al di là dell’Atlantico, necessaria per staccare l’ancora dagli ormeggi continentali.

Ché Brexit e presidenza Trump son tutt’uno, e l’una rimanda necessariamente all’altra, tali le nuove variabili che si erano innestate in un mondo che sembrava definitivamente consegnato alla globalizzazione omologante.

Si doveva chiudere prima della fine del mandato di Trump, altrimenti tutto si sarebbe fatto improvvisamente più complicato, ché l’Ordine nuovo, quello della globalizzazione, è vento impetuoso che riprenderà improvviso, minacciando anzitutto i suoi antagonisti d’Oltremanica.

E ha tenuto, Boris, nonostante le tante avversità, in particolare la variante britannica del coronavirus, che ha azzannato la sua patria proprio allo scadere del tempo, reclamando nuove priorità e insidiando così la tempistica del distacco.

Certo, il premier non era solo, dato che ha conservato il consenso di fondo dei cittadini britannici, che hanno vigilato sul loro voto reclamando il rispetto dell’esito del referendum. Ma ha anche avuto una forte sponda nella Corona, grazie a Elisabetta, custode della memoria della Resistenza sotto le bombe naziste.

La Regina che avevano anche dato per morta, mentre oltreoceano si consumava la sorte di Trump, e che ha replicato agli uccelli del malaugurio con una sorprendente, data l’età, cavalcata pre-natalizia.

Ma il platinato ci ha messo del suo, resistendo alle tante critiche, anche vere, sulla gestione del coronavirus, che avrebbero atterrato altri meno pugnaci.

Resta da vedere che ne sarà della Gran Bretagna, se cioè Londra riuscirà a conservare al suo vincolo antico la Scozia, che scalpita alla ricerca di un destino europeo, che a sua volta è visto come foriero di libertà dal giogo, lieve ma reale, dell’invadente Inghilterra.

Londra non può permettersi il distacco di Edimburgo, che lacererebbe in maniera irrevocabile l’Unione Jack, affondando così le nuove prospettive aperte all’anglosfera.

Mel Gibson in una scena di “Braveheart”

Ma c’è ancora tempo e spazio per trovare mediazioni che riescano a conservare la scalpitante Scozia all’ovile, magari con concessioni europeiste, di cui potrebbe peraltro giovarsi la stessa Londra, che così conserverebbe privilegi antichi e libertà nuove.

Sul punto c’è da attendere, come c’è da attendere come si posizionerà la Gran Bretagna nel puzzle geopolitico mondiale. Il Guardian rammenta che nell’ultimo anno Londra a volte ha preso decisioni divergenti dalla Ue in termini di sanzioni contro i Paesi additati come reprobi internazionali.

In generale, annota il media britannico, “nell’ultimo anno, il Regno Unito ha collaborato con l’UE” regolandosi caso per caso, spesso seguendo un proprio percorso”. E in prospettiva, mentre in Europa cercherà nuovi “legami bilaterali” con i singoli Paesi, di fatto bypassando Bruxelles, cercherà anche “di sviluppare nuove alleanze nell’Indo-Pacifico. nel Pacifico e nel Medio Oriente”.

Dopo la sconfitta di Trump, tanti ritenevano che anche il destino della Brexit fosse ormai segnato. Quanti si erano illusi allora, avrebbero dovuto piegare la testa al nuovo-vecchio che avanza. Così che il successo della Brexit ha in sé qualcosa di straordinario.

Un po’ come quel che successe a Dunkirk (Dunkerque in lingua originale), dove il ripiego delle truppe britanniche dal suolo francese, ritirata strategica dal nazismo trionfante, fu salutato come un “miracolo” da Winston Churchill e come tale riferito su alcuni libri di storia.

L’articolo La Brexit va. Il mondo ha un nuovo attore geopolitico sembra essere il primo su piccole note.

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