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La contromanovra del Polo di Calenda e Renzi

Calenda Letta

Riforma profonda del reddito di cittadinanza, ritorno del Piano Industria 4.0, stop a Quota 103 e non solo. Tutti i dettagli sulla contromanovra presentata dal Polo di Azione di Calenda e Italia Viva di Renzi

“È una manovra talmente demenziale che è smontabile su ogni cosa con delle proposte”. È netto e senza sconti il giudizio di Carlo Calenda, leader di Azione, sulla Legge finanziaria presentata dal governo Meloni. “Nella manovra da 35 miliardi, 21 vengono dal deficit, 3 dalla tassa sugli extraprofitti e gli altri 11 come li coprono – aggiunge Calenda -? Qualcuno lo ha spiegato? Sono aumenti di accise, di tasse? Alla fine succederà quello che è sempre successo, cioè che la pressione fiscale aumenterà complessivamente”. Queste critiche anticipano la presentazione di una contromanovra elaborata dal Terzo Polo. Andiamo a scoprirne i tratti salienti.

REDDITO DI CITTADINANZA: LA PROPOSTA DELLA CONTROMANOVRA DEL TERZO POLO

La riforma del Reddito di Cittadinanza è il primo punto dell’ipotesi di Legge di bilancio presentata da Renzi e Calenda. E parte da una considerazione. “Il reddito di cittadinanza nel 2021 è costato circa 8,4miliardi di euro e ha coinvolto 2,5milioni di persone”, si legge nelle slide del Terzo Polo. La critica si concentra sulle politiche attive: “Solo il 42,5% delle persone abili al lavoro sono prese in carico dai Centri per l’Impiego” e di questi solo il 10% trova lavoro. La soluzione proposta è articolata e va dall’affidamento della gestione del RdC ai comuni (in linea con quanto previsto dal REI) a “spostare la componente del RdC relativa ai figli sull’Assegno Unico”. Le misura più pesante riguarda l’individuazione della platea di beneficiari: “togliere il sussidio agli under 40 senza figli” e “adeguare il sussidio alle diverse soglie di povertà territoriali”. In materia di politiche attive il Terzo polo suggerisce di “abilitare le agenzie private per il lavoro a formare e trovare lavoro ai percettori” e prevedere “incentivi non economici per cercare lavoro”.

PNRR: POTENZIARE IL PERSONALE TECNICO PER NON PERDERE RISORSE

Tra le principali criticità sull’impiego delle risorse del PNRR il Terzo polo segnala: il ritardo di spesa (nel 2021 sono stati spesi € 5,1 mld a fronte di una spesa prevista di € 13,1 mld, mentre nel 2022 la spesa finale sarà di circa € 15 mld, solo metà della previsione di inizio anno di € 29 mld) e il ruolo dei Comuni che “saranno chiamati a gestire € 50 mld dei fondi del PNRR e dovranno raddoppiare la loro capacità di spesa attuale”. Il Terzo polo suggerisce, da un lato, di “integrare il fondo per le spese di progettazione con € 750 mln l’anno utilizzando i fondi già stanziati”, e dall’altro, al fine di incentivare e velocizzare il lavoro della PA, di “eliminare il tetto massimo per incentivi ai dipendenti sui progetti PNRR” e “potenziare il personale tecnico delle stazioni uniche di committenza che dovranno gestire le procedure di gara per tutti i progetti dei Comuni non capoluoghi di provincia”.

INVESTIMENTI: TORNA IL PIANO INDUSTRIA 4.0 NELLA CONTROMANOVRA DEL TERZO POLO

In materia di investimenti il Terzo polo propone una riedizione del Piano Industria 4.0, una strategia di sviluppo portata avanti nel 2017 da Carlo Calenda, allora ministro dello sviluppo economico del governo Renzi. In questa versione “aggiornata” il piano propone: “l’iper ammortamento deve tornare nella versione del 2017 (i.e. rimuovendo il tetto massimo per gli investimenti) includendo le nuove tecnologie –ad esempio cybersecurity -e gli investimenti per la transizione ecologica tra i beni agevolati (5,7 miliardi di euro)” e “il credito di imposta per ricerca e sviluppo che sarà dimezzato dal prossimo anno deve essere ripotenziato (0,4miliardi di euro).

ENERGIA: LE RISORSE IMPEGNATE PASSEREBBERO DA 21 A 15 MILIARDI

Il Governo ha destinato 21 dei 35 miliardi euro della finanziaria al capitolo energia. Il Terzo Polo immagina tre misure che farebbero spendere, in totale, non più di 15 miliardi di euro:

  • Effettuare il decoupling del prezzo dell’elettricità prodotta da gas e altre fonti (rinnovabili e carbone)
  • Mettere un tetto variabile (-50%)al costo delle bollette da gennaio a marzo (entro tale data si presume sarà attiva una soluzione a livello europeo)
  • Ripristinare lo sconto sulle accise sui carburanti

FAMILY ACT: IL WELFARE VISTO DAL TERZO POLO

Nel corso della conferenza stampa di presentazione della Legge di Bilancio la Premier Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza delle misure in materia di politica per la famiglia. Anche su questo versante il Terzo Polo ha una sua controproposta. Prima di tutto “incentivare il rientro al lavoro delle madri aumentando l’assegno unico”. Nel nostro paese, infatti “una donna su cinque lascia il lavoro entro 2 anni dal parto”. Per sostenere le spese dell’accudimento dei figli mentre i genitori sono al lavoro il Terzo polo suggerisce il “rimborso diretto delle spese sostenute per le attività educative e scolastiche dei figli”. E per incentivare i padri nella condivisione del lavoro di cura propone di “estendere il congedo obbligatorio di paternità a 30 giorni e aumentare le indennità di congedo parentale”. Dal lato delle imprese le proposte riguardano l’eliminazione dei costi per le sostituzioni di maternità e paternità “Innalzare in via strutturale a 3000 il fronte benefit per le spese di cura e educazione dei figli” e “ridurre i costi fiscali alle imprese che investono nella contrattazione collettiva di II livello per sostenere la genitorialità”. Il costo di queste misure è pari a 6 miliardi di euro.

Family Act

TAGLIO DEL CUNEO FISCALE E SALARIO MINIMO NELLA CONTROMANOVRA DEL TERZO POLO

Il costo del lavoro è una delle maggiori voci di spesa per le aziende italiane. Il Terzo polo chiede di “rendere permanente il taglio del cuneo fiscale effettuato dal Governo Draghi nel 2022” sulla linea seguita dal Governo Meloni, dall’altro e propone di “Azzerare i contributi fino a 25 anni e dimezzare IRPEF e contributi fino a 30” e di preparare “una riforma sistemica del fisco italiano”. La distanza maggiore tra la “contromanovra” del Terzo polo e la finanziaria proposta dal governo riguarda la flat tax. Calenda e Renzi propongono di eliminare “la c.d. flat tax incrementale per i lavoratori autonomi” e l’estensione “della flat tax a 85.000 euro che crea un forte squilibrio tra lavoratori dipendenti e autonomi”. Sempre in tema di lavoro si chiede l’introduzione di “un salario minimo a 9 euro l’ora per garantire a tutti i lavoratori una retribuzione dignitosa”.

PENSIONI: UN BICCHIERE MEZZO PIENO

In materia di pensioni il Terzo Polo critica solo a metà la proposta del Governo. Se apprezza “la rivalutazione delle pensioni minime del 120%” e la stabilizzazione “degli scivoli pensionistici in essere”, non giudica positivamente l’introduzione di Quota 103 e le “discriminazioni” nell’ambito di “Opzione donna” che favoriscono le donne con figli.

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