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La de-escalation India-Cina e la telefonata Biden-Xi

Cina e India ritirano le loro truppe dal confine conteso. Una buona notizia per il mondo, date le pericolose criticità poste dal confronto tra due potenze nucleari. Una crisi iniziata nel giugno del 2020, quando si verificò uno scontro tra militari delle opposte fazioni sul conteso confine tibetano, sul quale anni fa era anche divampata una guerra tra i due giganti asiatici.

Un rischio che lo scontro del giugno scorso aveva riportato di stretta attualità, dato che sia Pechino che New Delhi avevano inviato truppe e mezzi corazzati al confine.

La de-escalation tibetana

La “svolta” pacificatrice, come la definisce il Global Times, è arrivata ieri, “dopo nove lunghi round di colloqui tra i due comandi militari”. E in particolare, sottolinea il GT, dopo gli ultimi tre, nei quali le parti sono riuscite a raggiungere “convergenze e l’atmosfera è diventata più costruttiva, così che il disimpegno è diventato un passo naturale”.

Un cammino a ostacoli, come evidenziato anche dal recente tentativo di riaccendere la conflittualità, quando in concomitanza con un incontro decisivo, qualcuno ha fatto circolare la notizia, diffusa da tutti i più importanti media del mondo, di un nuovo scontro tra militari delle due nazioni.

Ne abbiamo dato notizia in altra nota, segnalandone l’infondatezza e che non si era trattato di una mera coincidenza, ma di un tentativo di far fallire i negoziati in corso.

Presumibile che l’interessata Fake news fosse opera degli ambiti che da tempo stanno tentando in tutti i modi di mettere le due potenze una contro l’altra, per innescare un conflitto e, in subordine, allargare sempre più il divario tra le due potenze.

Se la prima ipotesi sembra esser stata vanificata – anche se il disimpegno di ieri non è irreversibile – resta che la politica avviata dal leader indiano Nerendra Modi, volta ad aprire una nuova stagione di dialogo con la Cina, è ormai naufragata.

In tal senso, i danni arrecati dello scontro tibetano sono destinati a perdurare. Ciò ha aperto la strada a un riavvicinamento di New Delhi agli Stati Uniti e alla sua politica Indo-pacifica, volta al contenimento della Cina.

Ma ha anche vanificato la possibilità sottesa al dialogo tra le due potenze, cioè il rapido spostamento dell’epicentro del mondo verso il continente asiatico, tale da determinare la nascita del “secolo asiatico”.

Un’ipotesi che gli ambiti atlantisti e quelli globalisti (diversi, anche se in parte coincidenti) temono più di altre, dato che darebbe vita a un nuovo ordine mondiale non più governato da loro.

Quanto sta avvenendo sulle cime himalayane, dunque, è più che significativo, dato che lo scontro riguarda il cuore degli equilibri geopolitici del mondo. Luoghi remoti, ignoti ai più, e altezze impossibili rendono una criticità tanto importante quasi impalpabile, ma non per questo secondaria.

La telefonata Biden-Xi

Va segnalato che la svolta India-Cina è avvenuta nello stesso giorno in cui si è registrata la prima conversazione telefonica tra Biden e Xi Jinping, che segnala una nuova modulazione nei rapporti tra le due potenze.

L’ultima fase della presidenza Trump aveva visto un incremento della conflittualità Usa-Cina, svolta imposta al presidente dai suoi consiglieri più ferocemente anti-cinesi, i quali l’hanno convinto che fosse questa la via maestra per vincere la rielezione.

La svolta aveva seppellito quanto Trump tentato di costruire nella prima fase della presidenza trumpiana, probabilmente sotto l’influenza di Henry Kissinger, quando  aveva tentato di trovare intese reali con  Xi Jinping destando grande preoccupazione nel mondo atlantista, che aveva visto, a ragione, in tale iniziativa diplomatica un tentativo per creare un nuovo ordine mondiale tramite un accordo tripartito Russia-Cina-Usa.

Vanificata la prima e la seconda fase trumpiana, Biden può tenere rapporti meno violenti con Pechino, pur restando ferma e dura l’ostilità. La sua appartenenza all’establishement americano rassicura tale ambito che nel suo rapporto con Xi Jinping non supererà quelle linee rosse che impediscono convergenze di fondo con la Cina.

A Biden è concesso, però, un margine di manovra tale da evitare che la conflittualità attuale tracimi verso tragiche escalation, strada che sembra voler percorrere e che è accolta con favore dalla Cina.

La coincidenza temporale tra la conversazione telefonica dei due presidenti e la de-escalation tibetana può essere casuale, ma anche no. Propendiamo per la seconda ipotesi, dato che sono dello stesso segno e sembrano delineare un tacito lavorio diplomatico sottotraccia sull’asse Washington-New Delhi-Pechino. Buona notizia, foriera di possibilità venture.

L’articolo La de-escalation India-Cina e la telefonata Biden-Xi sembra essere il primo su piccole note.

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