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La forza d’animo di chi sogna il cambiamento

La maestra muove la bacchetta magica e, come d’incanto, i bambini fanno chiasso. La muove in un’altra direzione, e i bambini ammutoliscono, restano composti e solo il sorriso furbo di qualcuno, o gli occhi brillanti della piccola del terzo banco, rendono quanto sia divertente questa lezione. La scuola pubblica di via Vespri Siciliani sorgeva in mezzo al nulla, un secolo fa. Era la scuola del circondario, delle campagne, dei nuovi Marcovaldo.

Poi, negli anni ’60 e ’70 diventò la scuola degli immigrati pugliesi, siciliani, napoletani, della famiglie numerose e non raramente rumorose, almeno per gli standard meneghini. Oggi è una scuola con il 70 per cento degli allievi di origine straniera e, apprendiamo, “gli italiani non mandano qui i loro figli”. Li capiamo, per carità. Ma vorremmo dire che questa scuola, che ha classi sperimentali, ha fatto della diversità e della possibilità del dialogo un valore modernissimo e che molti insegnanti arrivano qui e ci restano per 10, 20, 30 anni. Perché hanno respirato qualcosa che non sempre a scuola si trova: un’aria di famiglia. Di aiuto reciproco.

La didattica a dimensione di bambino e di ragazzino. Non siamo arrivati a caso qui, per donare dieci computer dell’iniziativa “Digitali e uguali”. In un gigantesco quadro disegnato sul muro, ci sono tanti pesci che nuotano nel mare, sono stati colorati dagli studenti: “Pesci diversi, perché qui arrivano da tanti posti diversi”.

Il celebre Marcovaldo di Italo Calvino, arrivando dalla campagna, trovava piccoli angoli sorprendenti nella grande città. Alcuni di questi bambini, che mangiano una volta al giorno, e mangiano quello che passa la mensa, hanno dentro un mondo, il loro, e davanti un altro, quello che comincia nel quartiere popolare dove vivono. Se noi sogniamo una Milano migliore, dobbiamo sognare una Milano che non finisce nelle periferie, ma che nelle periferie comincia.

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