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La fuga con le lenzuola dal Beccaria. Il carcere modello è diventato insicuro

MILANO – Quattro ancora in fuga, con i nomi distribuiti a tutte le pattuglie, ricercati anche nelle stazioni e ai capolinea dei pullman (oltre che in famiglia, quando c’è). Tre ripresi dopo aver respirato l’aria fredda e umida della sera di Natale, fuori dalle mura del Beccaria: chi convinto dai genitori che non era il caso di emulare Harrison Ford nel Fuggiasco, chi trattenuto dalla nonna che aveva appena chiamato il 112 (“È qui, venitelo a prendere”), chi, ancora, ritrovato dagli agenti della penitenziaria a pochi passi dai cancelli, con la pecora smarrita che giura sul suo ritorno volontario all’ovile, dietro consiglio dei suoceri.

Dell’evasione collettiva dall’Istituto penale per i minorenni, che porta il nome del padre dell’illuminismo giudiziario, restano il clamore per il gesto e una pericolosa rivolta interna, con celle devastate e materassi incendiati, contenuta a fatica nella nottata di domenica. E con quattro agenti intossicati. Ma anche un senso di déjà vu: di fughe dal minorile erano già piene le cronache negli anni Cinquanta, quando le sbarre per i “corrigendi” – così, allora – stavano in piazza Filangieri, dirimpetto a quelle per adulti di San Vittore. Una volta, a fine estate 1978 (la sede era già quella nuova di via Calchi Taeggi), scapparono proprio in sette. E c’era già don Gino Rigoldi, nominato cappellano dei ragazzi da qualche anno, a discettare di pericolose devianze e di misure alternative per chi sgarrava così presto con la legge.

Era una pellicola in bianco e nero. Questo film, in digitale e a colori, ha però un ingrediente antico: le lenzuola annodate, con le quali si cala dal muro di cinta un 17enne marocchino a beneficio di telecamera a circuito chiuso. Gli altri, fuori inquadratura, saltano giù dalla stessa parete dopo aver approfittato delle transenne, dei cavalletti, di tutto quello che un infinito cantiere per la ristrutturazione di un angolo di cortile può offrire a chi vuol scappare. È tuttora latitante, il 17enne del lenzuolo, e ha già diversi precedenti alle spalle per rapina, così come l’altro fantasma Jalal E., italiano di seconda generazione, che la maggiore età l’ha compiuta proprio al Beccaria. Gli altri assenti sono un 17enne di Desio, dentro per spaccio, e il 19enne Francesco D. da Pavia, detenuto per maltrattamenti in famiglia. Anche i tre ragazzi ripresi stanno scontando condanne per rapina: due di loro sono ancora minorenni per qualche mese, 18 anni ha invece l’ecuadoriano Bryan Lainez Santos, accusato lo scorso fa dai carabinieri di capeggiare una banda – gli “Z4” – che circondava e depredava i coetanei nei parchetti alla periferia est della città.

Educatori e operatori del Beccaria hanno raccontato agli investigatori della polizia penitenziaria che l’azione era nell’aria da un po’. Avevano captato qualcosa nei cortili, a mensa, durante le attività didattiche, da quando era arrivata notizia di analoghe evasioni a Bologna e a Nisida. Gli stessi volontari spiegano però che se lo sarebbero aspettato dai detenuti più piccoli, i 15enni e i 16enni, i più fragili, quelli che non avevano mai trascorso le feste in cella. Tutti, dal prete di strada don Claudio Burgio, al personale che ogni giorno si ritrova a fare con quello che può, hanno ricordato che i problemi qui sono cronici: agenti sotto organico, mancanza di personale qualificato e specializzato, un direttore a tempo pieno e non facente funzione: manca da vent’anni.

Ieri è stato il giorno delle ispezioni. Del sottosegretario alla Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, che ostenta fiducia sulle restanti catture e promette che il Beccaria non ospiterà più “soggetti che magari hanno 24 o 25 anni”. E avrà presto, come annunciato da Giuseppe Cacciapuoti, responsabile minori del Dap, nuovi educatori. Intanto, però, la situazione è “critica”, dice fuori dai cancelli Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale dei minori milanese. “Sconcertato” si dichiara il ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, cui compete il completamento dei lavori incriminati, e s’impegna a “mettere in sicurezza tutte le carceri”. Ribatte il sindaco Beppe Sala: “Non c’è proprio più spazio per chiacchiere o affermazioni generiche di sconcerto. Il Beccaria era un modello. In un passato remoto”.
 

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