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La Madonnina della Speranza realizzata dai ragazzi di Desenzano sarà premiata in Senato

La statuetta con filo spinato e stellette dei militari - © www.giornaledibrescia.it

La statuetta con filo spinato e stellette dei militari – © www.giornaledibrescia.it

Hanno approfondito una storia che in pochi conoscono, ma che in sé racchiude il racconto di un intero periodo storico e di persone che l’hanno vissuto. Così, ricordando che «la speranza non si può spegnere mai», i ragazzi della scuola media Catullo hanno vinto il premio «Giovanni Grillo», concorso nazionale dell’omonima fondazione patrocinato da Miur, Ministero della Cultura, Aeronautica e Rai in ricordo degli Internati militari italiani.

Colpo decisamente grosso per gli studenti che frequentano le terze A e B alla Catullo, la scuola secondaria di primo grado del I Istituto Comprensivo desenzanese guidato dal dirigente Carlo Viara: il 25 gennaio saranno tutti in Senato, a Roma, per la premiazione. Il concorso, quest’anno giunto all’ottava edizione, era intitolato «La memoria contro la sopraffazione: la conoscenza genera rispetto». E i ragazzi hanno messo a frutto ciascuno dei concetti contenuti in questo titolo: la memoria, la conoscenza, il rispetto. Lo hanno fatto attraverso un breve video intitolato «La Madonnina della Speranza».

Statuetta

Ci hanno lavorato per oltre un mese, approfondendo la tematica degli Internati militari italiani anche grazie alla collaborazione di Gaetano Agnini, studioso locale che ha raccontato loro una storia bellissima, che i ragazzi hanno reinterpretato letteralmente «mani in pasta».

La storia è quella della «Madonnina di fango» custodita nella chiesa Maggiore di Sirmione: è lì, chiunque la può vedere, ma sono davvero in pochi a conoscerne le origini. La scultura arriva direttamente dal campo di concentramento di Wietzendorf, modellata dai prigionieri con il fango del campo cotto al sole. La sua aureola è fatta con il filo spinato e con le stellette dei militari. Tra i prigionieri, ce n’erano due in particolare: don Lino Zorzi, cappellano militare che nel campo ricavò un piccolo angolo di preghiera e benedì la Madonnina, e l’ufficiale Sandro Moreschini.

Tra i due nacque una bella amicizia e quando i prigionieri vennero liberati dalle truppe anglo-americane, don Lino approfittò del passaggio offertogli dal padre di Sandro, all’epoca segretario comunale a Desenzano, verso casa, e portò con sé la Madonnina. Moreschini era salito in Germania alla vana ricerca del figlio: si seppe solo in seguito che il ragazzo era morto di tubercolosi. Una targa lo ricorda oggi in piazza Malvezzi.

Poesia

Di tutta questa storia resta la Madonnina della Speranza, che ancora «ricorda la sopraffazione di allora e monito all’umanità affinché non si ripeta». E una poesia bellissima, dedicata proprio alla Madonnina e composta all’epoca da un ufficiale tedesco: è il testo che i ragazzi della Catullo hanno recitato nel loro video, mentre oggi come all’epoca modellavano il fango, metafora di speranza. Il video, ora riservato agli addetti ai lavori, sarà pubblicato online, sul sito della scuola. 

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