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La responsabile Thea Scognamiglio: “Andremo a cercarli uno a uno, vietato ammalarsi in inverno”

“Sono persone che hanno una vita molto fluida, poco prevedibili nei loro spostamenti, bisogna andare a cercarli uno ad uno. E noi lo faremo, perché nessuno quest’inverno deve ammalarsi”. Thea Scognamiglio, dirigente medico Areu, è la responsabile delle vaccinazioni degli homeless milanesi. Dopo i due mesi a a somministrare dosi a duemila persone nei dormitori pubblici e nelle mense dei poveri, adesso resta da rintracciare il popolo degli irriducibili della strada, altre duemila persone.


Come farete?

“Abbiamo fatto un progetto assieme ad Ats, Terzo settore e Comune di Milano. Stiamo individuando i posti dei senzatetto. Dopo le strutture come la mensa Cardinal Ferrari, o la Casa della carità, dove siamo andati più volte e abbiamo intercettato decine di persone, adesso siamo in strada, con le unità mobili di varie associazioni, come i Medici volontari, Progetto Arca, il Cisom dei Cavalieri dell’Ordine di Malta e altri”.


Che esperienza è per voi?

“Siamo in realtà un’agenzia regionale che agisce nell’emergenza, ma ci siamo preparati anche a gestire questo nuovo fronte, facendoci aiutare dall’Aeronautica militare”.


Che tipo di persone vi state trovando davanti?

“Molto diverse, con problemi personali, refrattarie alla seconda dose, perché è difficile per loro organizzarsi per essere all’appuntamento. Quindi stiamo usando soprattutto il monodose Johnson”.


Vi sono capitate esperienze che non immaginavate?

“Abbiamo fatto le aree dismesse, come lo Scalo Farini dove c’è un gruppo di homeless cinesi. Ci siamo interfacciati con mediatori culturali perché la barriera della lingua è un ostacolo molto pesante. Dopo quel momento, abbiamo poi incontrato anche moltissimi cinesi presentati dalla comunità cinese che avevano bisogno del vaccino. E l’abbiamo fatto, appoggiandoci sulla Fabbrica del vapore”.


Persone speciali che avete incontrato?

“Alla Casa della carità c’è molto feeling, come in via Antonello da Messina all’Opera San Francesco, dove c’è suor Annamaria Villa, con cui si è creato un bellissimo rapporto. La conoscevamo da quando gestivamo il Covid hotel Michelangelo. Giustamente l’hanno nominata cavaliere della Repubblica come Faustino Boioli dei Medici volontari, con cui stiamo collaborando in Centrale”.


La cosa più bella successa in questi mesi?

“Questa collaborazione, questa filiera con il Terzo settore, con la Protezione civile, con l’Aeronautica, col Comune, con l’assessorato alle Politiche sociali di Gabriele Rabaiotti. Senza di loro non saremmo riusciti a fare nulla. Quel che funziona in Lombardia è proprio l’integrazione fra il pubblico e il Terzo settore. In particolare a Milano, questo è molto evidente. Ci sono così tante associazioni che si riesce a farsi carico anche di un numero molto grande di homeless”.


Come lavorate in questi contesti difficili?

“Io porto la mia esperienza di medico, ma abbiamo infermieri e addetti alla logistica. Ognuno fa la sua parte per far funzionare la macchina che è molto articolata. Adesso la vaccinazione in strada è stata voluta dall’unità di crisi della Regione che ci ha dato questo mandato. Abbiamo deciso in quali luoghi andare e i volontari di Croce Rossa italiana hanno fatto tutto il lavoro preliminare, trovando le persone, quelle non vaccinate e disponibili a vaccinarsi”.


Un’operazione complessa.

“La difficoltà è l’estate, stagione in cui loro sono molto dispersi. Bisogna andarli a cercare uno per uno, portarli ai camper, fare l’anamnesi. Ci sono tante variabili nelle giornate di un senzatetto e serve un’operazione capillare per raggiungerli tutti”.


Come li agganciate?

“Bisogna sapere come instaurare la relazione, spiegare di che si tratta. Mai forzare, ma cercare di arrivare al consenso dando le informazioni giuste. Adesso siamo nella fase pilota con piccoli numeri ma l’idea è quella vaccinare più gente possibile. Da settembre faremo delle serate ad hoc per vaccinare tanti senzatetto che arrivino spontaneamente. Contiamo sull’effetto emulazione: che molti si convincano vedendo i loro amici che lo fanno”.

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