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“La scuola non è un centro che deve soddisfare un cliente”, per Di Meglio (Gilda) il docente non può essere capro espiatorio – Orizzonte Scuola Notizie

Pistole ad aria compressa in classe, banchi lanciati contro i docenti: sono diversi gli episodi di cronaca che hanno riguardato l’avvio dell’anno scolastico e che fanno da contraltare al tema del riconoscimento del ruolo sociale dell’insegnante.

Non è un tema nuovo nel mondo civilizzato” afferma Rino Di Meglio (coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti e segretario generale della CGS – Confederazione Generale Sindacale), intervenuto durante la diretta di Orizzonte Scuola (qui il video completo). “Noi stiamo seguendo, con 20 anni di ritardo, un fenomeno già nato negli Stati Uniti e sembra che man mano che la scuola si massifica, aumentano anche questi episodi“.

Il suo accalorato intervento si focalizza su due aspetti culturali specifici: la costruzione di una sana collaborazione educativa tra scuola e famiglia e l’”aziendalizzazione della scuola“. “Se la scuola viene vissuta soltanto come azienda, – sottolinea Di Meglio – allora diventa una specie di centro che deve soddisfare il cliente: gli studenti devono andare a casa contenti e se per caso qualcosa non va, la colpa è sempre dell’insegnante.Ovviamente, poi, incide anche la dimensione della considerazione sociale: se l’insegnante viene sottopagato e ha una retribuzione sempre più bassa anche la considerazione sociale diminuisce, perché nella società consumistica non basta più la funzione, ma la considerazione sociale dipende anche dal tenore di vita“.

Il recupero di una dimensione istituzionale della scuola diventa così il focus di uno sforzo collettivo (Governo, dirigenti scolastici e insegnanti) verso la creazione di condizioni che ne permettano “il riconoscimento sociale e la rispettabilità“. “La stessa questione si è verificata con la sanità – conclude Di Meglio – e ci ha condotto a un eccesso di decentramento: è uno dei pericoli dell’autonomia differenziata. Ridurre la scuola e la sanità a mere aziende che devono fare profitti è una contraddizione interna, perché sia la scuola che la sanità devono curare la mente e il corpo di tutti i cittadini, senza guardare i ceti sociali, mettendo tutti alla pari. Se non facciamo così noi creiamo le condizioni per avere una scuola di due livelli: una scuola privata, che serve a garantire la buona istruzione a chi è più abbiente, e una scuola di massa, incapace di garantire gli stessi livelli di istruzione“.

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