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La storia a tinte fosche del ‘conte mitra’ e dei suoi fratelli

Da un lato un appello pubblico, straziante nella forma, contro il fratello “che il 31 maggio mi obbligherà a togliermi la vita”. Condito dall’appello a inscenare un flash mob in via Ravizza (“parlerò al microfono dal balcone di casa”), e da accuse che coinvolgono “i mostri che mi vogliono cacciare”, con tanto di numeri cellulari in bella mostra: madre, zio e sorella. Quest’ultima, dall’altro, replica con una querela per diffamazione per la pubblica gogna, e prosegue nella serie di denunce per atti persecutori all’altro fratello, ultimo grano di un rosario di battaglie giudiziarie per il patrimonio di famiglia. Quella che il giudice Guido Vannicelli, chiudendo con una sentenza civile uno dei tanti contenziosi – vinse la sorella, estromessa a torto e con un trucco dalla cassaforte di casa, definì la “accesa – e, a tratti, surreale – conflittualità fra i membri della famiglia Savoldi Bellavitis”. Casato nobiliare, con un pontefice nell’albero genealogico.

E al centro tornano le gesta di quello che le cronache definirono il “conte mitra”: Emanuele, 59 anni, ladro di opere d’arte consacrato da una condanna a nove anni (poi cancellata dalla prescrizione) per una serie di furti commessi su commissione tra la metà degli anni Ottanta e la fine dei Novanta, gioielli e pellicce per non meno di 7 miliardi di lire. Quadri e mobili antichi trafugati anche dalla collezione di Villa d’Este a Cernobbio: tele di Corot, Lancret, Hebert. Cadde, Emanuele, grazie a una lettera anonima ai carabinieri che ne segnalava la passione smodata per le armi automatiche: 170 ne vennero sequestrate nell’ottobre del 1999, compresi kalashnikov e uzi oliati e funzionanti, in mezzo ai quadri. Ne aveva fatto un museo privato, all’epoca, insieme al nonno Claudio. Le immagini postate un anno fa sul profilo personale da Emanuele Savoldi Bellavitis, ritratto con un mitra accanto a un soggetto che aveva le sembianze di un estremista islamico, avevano sollevato qualche antenna nell’Antiterrorismo.

Il primo a puntare il dito è il 57enne Claudio, o Klaus per gli appassionati di jazz, musicista di lungo corso, fratello sotto sfratto dal palazzo degli avi, che lo costruirono a inizio Novecento via Ravizza. La proprietà è della Mabel s.a.s., società che gestisce le proprietà dei conti e che aveva concesso un appartamento in comodato gratuito al pianista Klaus. “A vita”, secondo quanto reso pubblico sui social. Invece, il 27 gennaio scorso, a firma Emanuele, è arrivata la proposta conciliativa, sotto forma di ingiunzione ad andarsene entro il 31 maggio. Da qui, la mozione d’affetti del musicista, che già cinque anni fa aveva sciacquato i panni di famiglia in pubblico col romanzo ‘Il Conte’. E invita i sostenitori a manifestare sotto il palazzo anche contro “la mia non madre, la contessa Maria Giovanna”, e “la mia non sorella Cristina”, raccontando un loro inesistente passato in galera, nell’affaire dei quadri.

Qui entra in gioco Maria Cristina Savoldi Bellavitis, 55 anni, gemmologa, counselor e scrittrice, una vita spesa a lavorare all’estero tra Libia, Sudamerica e Cina, ospiti illustri (Michelle Obama, tra questi) nel suo salotto milanese. All’epoca dei furti – commessi soprattutto ai danni della contessina Marie Antoinette Castellano Laabadini, ex moglie del “conte mitra” – sfiorata dalla vicenda per una perquisizione domiciliare. E impegnata da anni, difesa dall’avvocato Simone Pozzi, in una battaglia defatigante con Emanuel per non farsi estromettere dagli affari di famiglia. Contrasti che sono sfociati in due provvedimenti di estromissione – entrambi poi cancellati dal tribunale civile – dall’amministrazione della Mabel s. a. s. e in una serie di denunce per una litania di insulti, lesioni personali (certificate dalla Svs della Mangiagalli), tentativi di avvelenamento del cane, minacce, furto di una borsa. La maggior parte delle quali, finora – va detto – sono state archiviate in istruttoria, ma un nuovo fascicolo è stato aperto dai poliziotti del commissariato Sempione, almeno sugli episodi più recenti.


 

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