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La strage silenziosa dei negozi italiani: ne sono già spariti 77 mila

Una strage che prosegue nel silenzio di una classe politica inadeguata, incapace di far fronte a una crisi aggravata dall’emergenza sanitaria ma in atto già da prima dell’arrivo in Italia del Covid-19. I dati diffusi dall’ultimo studio Confcommercio parlano chiaro: nel nostro Paese, tra il 2012 e il 2020, sono sparite oltre 77 mila attività di commercio al dettaglio, il 14% del totale, e quasi 14 mila imprese di commercio ambulante (-14,8%). Complessivamente, le difficoltà dell’ultimo decennio si sono abbattute con forza diversa sui vari settori. Risparmiano, per esempio, i negozi di base come gli alimentari (-2,6%) o le tabaccherie (-2,3%). E portando a una crescita di attività tecnologiche, di comunicazione e delle farmacie.

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Altri comparti, invece, si sono trovati a navigare in acque sempre meno tranquille. L’abbigliamento ha perso in dieci anni il 17% delle proprie attività, le pompe di benzina sono diminuite addirittura del 33%, scomparendo completamente o quasi dai centri storici. Il risultato è che oggi a guardare con preoccupazione al futuro sono tantissime categorie, preoccupate da cosa il 2021 potrebbe riserva loro. Ristoratori, albergatori, baristi, ambulanti. L’anno appena iniziato ha fatto già registrare un calo ulteriore nel commercio al dettaglio (-17,1%) e per la prima volta si assisterà alla perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione.

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Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha chiesto interventi rapidi per evitare che le cose possano precipitare ulteriormente: “Per fermare la desertificazione commerciale delle nostre città bisogna agire su due fronti. Da un lato, sostenere le imprese più colpite dai lockdown e introdurre finalmente una giusta web tax che risponda al principio ‘stesso mercato, stesse regole’. Dall’altro, mettere in campo un urgente piano di rigenerazione urbana per favorire la digitalizzazione delle imprese e rilanciare i valori identitati delle nostre città”.

Un quadro complicato, di fronte al quale il governo Draghi, appena insediato, ha già sfoderato l’arma per eccellenza, i soldi del Recovery Fund in arrivo (chissà quando). L’Europa ci darà il permesso di gestire qualche briciola, soldi che l’esecutivo sta già sbandierando come panacea in grado di curare ogni male. Ovviamente, non sarà così. Ma non esiste, nella mente dell’ex presidente della Bce e di chi gli ha giurato di corsa fedeltà, un’alternativa all’obbedienza assoluta a Bruxelles e ai suoi ordini.

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