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“Lavoratori da vaccinare, priorità anche ai tassisti”

La richiesta dell’assessore Moratti al governo. Intanto la Regione fa da apripista sui ristoranti

Anche i tassisti fra le categorie da vaccinare con priorità. Regione Lombardia ha avanzato al governo questa richiesta che la vicepresidente Letizia Moratti ha prospettato anche ai rappresentanti del «Patto per lo sviluppo» (70 presidenti e referenti di associazioni di impresa e organizzazioni sindacali). L’auspicio – ha spiegato Moratti – è «che nell’ambito delle categorie dei servizi essenziali, le altre regioni e il governo concordino per l’inserimento dei tassisti, come tutti gli operatori del trasporto pubblico locale, nelle priorità della campagna vaccinale che partirà immediatamente dopo quella riservata agli anziani over 80».

Dopo la vaccinazione del personale sanitario e delle Rsa – che termina il 23 febbraio – le altre categorie che avranno un canale prioritario sono quelle inserite nella «Fase 1 Bis», che inizierà il 10 febbraio: farmacisti, dentisti, medici liberi professionisti e personale della sanità militare. Ma è notizia recente anche il forte anticipo della Fase 3, dopo la conferenza Stato-Regioni in cui sono stati condivisi il calendario delle consegne e i criteri per l’utilizzo del vaccino «Astrazeneca» anche in Lombardia. La Fase 3 riguarderà il persone scolastico, le forze dell’ordine, gli addetti dei tribunali e – appunto – gli addetti dei servizi essenziali (dal trasporto alla nettezza urbana). «I tassisti in particolare – spiega Moratti – costituiscono un anello importante della complessa rete del trasporto pubblico. Per la peculiarità del loro lavoro sono a contatto con molte persone, perciò maggiormente esposti al rischio di contagio, e il loro operato costituisce l’essenza stessa dell’attività di impresa individuale che va quindi tutelata e protetta anche per l’interesse di servizio pubblico». Altre sotto-categorie, considerate esposte al rischio contagio – estetisti e parrucchieri, addetti alla manifattura e commercianti – sono in fase di valutazione secondo le segnalazioni delle associazioni. E sono queste – per la Regione – ulteriori conferme «dell’indirizzo volto a conciliare diritto alla salute, al lavoro e allo studio in tutte le fasi di vaccinazione anti-Covid promosso da Regione Lombardia nel confronto aperto con l’esecutivo».

Con questa filosofia sono state portate avanti le istanze di queste ultime settimane, dal governatore Attilio Fontana e dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi. E in questa direzione vanno anche alcune delle istanze che la Lega porterà al presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi.

Ma anche la Regione ha fatto da apripista: per chiudere quando c’era da chiudere, e spinge per aprire ora che le condizioni lo consentono. E ora, vista la situazione «di estrema emergenza in cui versa un’intera categoria», Fontana e Guidesi hanno inviato una lettera al Governo in carica, nella quale si chiede che ristoranti e attività assimilabili possano svolgere la loro attività fino alle ore 22. Le categorie (Confcommercio, Confesercenti) hanno subito sostenuto la richiesta. «La possibilità di apertura serale a cena – ha spiegato Coldiretti Lombardia – vale l’80% del fatturato di ristoranti, pizzerie ed agriturismi duramente provati dalla chiusure forzate che travolgono a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 9,6 miliardi nel 2020».

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