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Le città chiedono al governo un patto per la cultura: “Musei aperti subito nei fine settimana”

Per garantire certezza e programmazione al mondo della cultura, straziato da un anno di pandemia e ancora senza alcuna prospettiva davanti, gli assessori di dodici città italiane chiedono al governo un protocollo unico per la ripartenza che sia graduale, ma irreversibile, e un tavolo permanente che favorisca il dialogo fra i Comuni e il ministero per orchestrare insieme la ripresa. “Siamo le antenne della vita culturale delle città – dicono – , gli sportelli a cui si rivolgono i lavoratori rimasti senza risposte. Possiamo mettere a disposizione del nuovo governo le nostre conoscenze capillari del settore e delle sue problematiche, per trovare soluzioni condivise per la riapertura”. Sono convinti che la ripresa sia possibile, ma deve essere “rapida, compatta e ordinata”.

Il presupposto è che “i luoghi della cultura sono i più sicuri perché sono controllati e hanno messo in atto tutte le misure preventive richieste dall’Istituto superiore di sanità”. Tenerli ancora chiusi non ha più senso, al contrario bisogna favorirne la rinascita, prima che sia troppo tardi. Ma per riaccendere le luci, teatri, cinema, spettacoli dal vivo, sale concerto e musei devono poter programmare le proprie attività. E questo porta alla richiesta di sganciare la cultura dalla variazione cromatica delle regioni e dal giudizio settimanale del governo che, a seconda della curva dei contagi, al momento può decidere aperture e chiusure senza preavviso. “A meno che non si verifichi un’altra emergenza sanitaria che richieda il blocco totale – spiega l’assessore milanese Filippo Del Corno – proponiamo che tutti i luoghi della cultura riaprano in maniera coordinata e programmata con il dovuto anticipo, secondo una gradualità che non può dipendere dai colori”.



In attesa di una regia, però, c’è un passo che si può fare subito: estendere le aperture dei musei anche ai fine settimana “in modo da garantire la partecipazione alla vita culturale di famiglie e lavoratori che altrimenti ne restano esclusi – prosegue Del Corno – . E allo stesso tempo offrire alla gente che legittimamente il sabato e la domenica esce di casa un’alternativa alle arterie commerciali di cui poi lamentiamo il sovraffollamento. Sono certo che questo porterebbe a una riduzione degli assembramenti nei luoghi all’aperto”.



Le proposte arrivano da un coordinamento di assessori che lavora sull’emergenza da un anno, mettendo insieme voci da tutto il Paese (da Cagliari a Venezia, da Bari a Torino), unite di fronte alla crisi “di un comparto complesso, frammentato e fragile, costituito da grandi istituzioni e microrealtà” spiega Francesca Paola Leon, assessore alla Cultura di Torino nella conferenza stampa in streaming. E ringraziando più volte Mario Draghi per l’attenzione dimostrata durante il discorso al Senato verso la cultura, i dodici assessori propongono l’istituzione di un sottosegretariato con delega ai rapporti con gli enti locali perché la cultura, che nel primo semestre del 2020 ha perso il 73 per cento degli incassi rispetto al 2019, ha bisogno non solo di ristori, ma anche di prospettive.

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