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Le opere d’arte svelano una seconda pelle

Filorga: come per le opere d’arte, la dermocosmetica si affida alle tecnologie più avanzate

La pelle umana e l’arte rivelano il tempo che passa e le esperienze vissute. Due mondi apparentemente lontani che da qualche decennio condividono tecnologie e approcci, come protocolli di prevenzione e tecniche di restauro. Ha messo in luce questa comunione di intenti il brand di skincare ispirato alla medicina estetica Filorga con una visita ai Laboratori del Centro di Conservazione e Restauro nel palazzo della Venaria Reale, in provincia di Torino, uno dei più prestigiosi centri di studio e di recupero delle opere d’arte. Le ex scuderie della Venaria Reale ospitano il corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, dove vengono insegnate tecniche di recupero delle opere d’arte attraverso l’uso di tecniche innovative e sofisticati macchinari, come i laser, prestati da altre discipline, come ad esempio la dermocosmetica, per curare i segni del tempo di tele e manufatti.

Restauro di opere d’arte presso il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale.Silvano Pupella

«Molti dei macchinari che utilizziamo per restaurare le opere d’arte sono adattamenti di tecnologie utilizzate in altri ambiti, perché il nostro è un settore produttivo molto circoscritto rispetto ad altri che invece hanno grandi capacità economiche. Fortunatamente vi è una grande solidarietà nei nostri confronti ed esistono reti nazionali e internazionali, come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare o il Cnr, che hanno investito in settori specifici dedicati ai beni culturali e all’applicazione delle strumentazioni scientifiche nell’ambito del restauro», spiega Sara Abram, Segretario Generale del Centro Restauro Venaria Reale. «Ad esempio, per quanto riguarda la tecnologia laser, abbiamo attivato un percorso di specializzazione per l’utilizzo di questo strumento nell’ambito del restauro, della pulizia e della conservazione dei tessuti: lo abbiamo utilizzato su antichi manufatti egizi e lo adottiamo per recuperare tutti quei materiali che presentano una fragilità intrinseca. Il grande vantaggio offerto dal laser è quello di offrire un estremo controllo del mezzo che permette di pulire senza toccare e quindi compromettere. Dobbiamo ricordare infatti che non tutte le tecniche resistono alla prova del tempo. Nella storia del restauro è accaduto spesso che una sostanza che in un primo momento sembrava offrire un recupero cromatico pregevole, con il tempo abbia contribuito al degrado. Noi non sappiamo mai infatti come una sostanza e un materiale si comportino dopo anni. Per questo il laser si è rivelato per alcuni ambiti di lavoro una tecnologia performante e poco invasiva. Uno dei temi del restauro è infatti quello di restituire all’opera la sua fisionomia privata delle conseguenze di restauri precedenti», dice Sara Abram.

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