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Le vie del progresso: dalla gallina ruspante al pollo artificiale

“La carne coltivata o carne pulita (o anche carne sintetica, artificiale o in vitro) è un prodotto di carne animale che non è mai stato parte di un animale vivo” (Wikipedia).

La definizione è già di per se abbastanza agghiacciante per chi, come noi, ancora si ricorda del pollo ruspante nell’aia del contadino e delle relative uova fresche (cioè appena deposte, non deposte un mese fa come quelle del supermercato…). Ma fino a quando si considera la cosa un mero esperimento scientifico la si può archiviare tra le stranezze di questo mondo che, in fondo, non ci riguardano.

Quando però si comincia a leggere che il prodotto (nel senso che è stato “prodotto” e non allevato) comincia a fare capolino sulle tavole la stranezza colpisce lo stomaco come una sensazione di pericolosa vertigine.

È quello che mi è successo quando su un articolo del Guardian del 7 dicembre ho letto che:  “…per dirla semplicemente: la crocchetta di pollo Just Inc è composta da cellule di pollo raccolte da una biopsia, coltivate all’interno di un siero derivato da vitelli fetali (FSB).”

Il Guardian raccontava di un’azienda di San Francisco che produce (anche se spesso si usa il verbo “coltivare” che, nel linguaggio politicaly correct, è più green e vegano) e commercializza a Singapore, dove ha ottenuto la prima licenza commerciale, le crocchette di pollo coltivato.

Dove poi l’unico problema “etico” (per restare fedeli ad una parola cara a questo mondo) è quello di affrettarsi a spiegare che l’utilizzo di FSB (che richiede l’abbattimento di una mucca incinta per essere ricavato) è solo momentaneo e che a breve la ricerca consentirà di eliminarne l’uso, per la gioia del politicamente corretto.

Archivierei per un attimo l’aspetto del gusto della crocchetta sintetica “fritta e panata”  visto che, come dicono a Roma, fritto è buono pure un infradito; proverei invece a capire che cosa ci stanno proponendo come commestibile.

“La carne cellulare è vera carne animale in grado di replicare il profilo sensoriale e nutrizionale della carne prodotta convenzionalmente. È prodotta da cellule animali utilizzando una combinazione di biotecnologia, ingegneria dei tessuti, biologia molecolare e processi sintetici. La carne coltivata è stata approvata come ingrediente in “bocconcini di pollo” dalla Singapore Food Agency (SFA) il 26 novembre” .  Così il South China Morning Post del 16 dicembre.

È evidente che Singapore è stata scelta come una sorta di laboratorio per monitorare le possibilità della novità.

Ovviamente i pregi di questa “carne” sono molteplici a sentire i produttori: nessun animale macellato, niente allevamenti intensivi, costi di produzione minori (almeno nel lungo periodo), nessun maltrattamento degli animali e mirabolanti benefici per l’ambiente.

A me verrebbe da aggiungere alle conseguenze, come primo pensiero, l’estinzione delle specie animali che questa etica dichiara di difendere. Il giorno che non serviranno più come alimenti, non verranno più allevati e quindi semplicemente spariranno. Oppure le troveremo, come i Panda, solo in qualche riserva protetta.

A dire il vero questo è solo il secondo pensiero, che il primo è per un intero mondo, quello agricolo, destinato a sparire. Ma di questo, more solito, in pochi si preoccuperanno. Il futuro, se si abbattono i costi di produzione, potrebbe appartenere all’industria biologica.

Naturalmente il processo sviluppato non riguarda solo il pollo, ma qualunque tipo di carne: “Eat Just sta lavorando anche su altri tipi di carne, compreso il manzo. La carne di manzo coltivata in laboratorio dell’azienda utilizza cellule di bovini allevati al pascolo in California e Wagyu della fattoria Toriyama in Giappone.”

Non siamo esperti ma ci siamo presi la briga di andare a vedere quante razze di polli e di bovini esistono al mondo. Ebbene la solita Wikipedia, che probabilmente non è la fonte più approfondita e dettagliata che esista, ne annovera rispettivamente 260 e 230. Per amore di brevità non abbiamo indagato sugli altri animali da allevamento. Ma quasi 500 varietà solo di “mucche e galline” sono probabilmente un bel contributo alla bio-diversità che forse non è bene ridurre ad un semplice dualismo carne di pollo – carne di manzo.

Non vogliamo mettere il carro davanti ai buoi, tanto per rimanere in ambito agreste. Probabilmente le due fattispecie commestibili troveranno un loro equilibrio. Staremo a vedere. Intanto registriamo un altro passo del progresso umano. Difficile dire in quale direzione venga compiuto.

AA.VV.

p.s. chissà in futuro si potrà ancora cantare il celebre stornello romano “ci piacciono li polli, l’abbacchio e le galline…”

L’articolo Le vie del progresso: dalla gallina ruspante al pollo artificiale sembra essere il primo su piccole note.

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