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L’economia e il Covid, più di un miliardo a 345mila aziende: “E’ poco, perdiamo 440 milioni al mese”

Con 345 mila pagamenti per 1,22 miliardi di euro, e una media intorno ai 3.500 euro a testa, la Lombardia è stata la regione che ha ricevuto la fetta più grande dei contributi a fondo perduto che il governo ha erogato con il decreto Rilancio, e pagato al 22 dicembre. In tutto, 6,6 miliardi messi sul piatto per alleviare le sofferenze delle imprese che hanno perso fatturato nel raffronto tra aprile 2020 e lo stesso mese del 2019. Intervento cui ha fatto seguito la trafila dei quattro decreti Ristori, che hanno portato il totale dei contributi statali oltre la soglia dei 10 miliardi in tutta Italia.

I dati spacchettati dall’Agenzia delle Entrate fanno riferimento solo alla prima tranche di aiuti, ma sono indicativi di come si sia abbattuta la crisi sui territori. La quasi totalità dei contributi successivi – quelli dei decreti Ristori – sono infatti arrivati “in automatico” sui conti correnti delle aziende, sulla base delle istanze già presentate per il decreto Rilancio. A livello nazionale, le imprese del commercio al dettaglio (930 milioni), all’ingrosso (630) e della ristorazione (613) sono state le maggiori beneficiarie. Le ultime hanno poi ricevuto anche i 628 milioni stanziati ad hoc con il decreto Natale, che ha imposto ulteriori stop.

Marco Barbieri, segretario generale della Confcommercio Milano, concede che il meccanismo dei contributi mediato dalle Entrate sia stato “più efficace di altre forme di sostegno che abbiamo visto in questa crisi”. Ma quel che non torna è il conto di quanto destinato alle imprese: “Un ristorante di 400 metri quadrati in centro a Milano paga 15 mila euro l’anno di tassa sui rifiuti. I dati medi dei rimborsi certificano che, se anche quel ristorante è riuscito a incassarli per tutti i decreti che si sono susseguiti, sono bastati a malapena a saldare il conto della Tari”.

Il primato lombardo per le risorse ricevute – oltre a discendere dalla maggior industrializzazione del territorio – è uno specchio della profondità della crisi. Milano (421 milioni in 110 mila pagamenti), con Brescia (176 milioni) e Bergamo (146) compone il podio degli indennizzi. A seguire: Monza e Brianza con 104 milioni, Varese 92, Como 75, Mantova 50, Pavia 47, Lecco 39, Cremona 32, Sondrio 19 e infine Lodi 17.

Altri numeri appena raccolti dalla Confcommercio milanese aiutano a pesare meglio gli aiuti di Stato sulle difficoltà delle imprese. E gettano una nuova luce su quanto sia ancora grave la situazione. Nel settore di moda e abbigliamento, la sola Milano (con area metropolitana) ha perso ad esempio 830 milioni di ricavi nel 2020 sull’anno precedente (meno 30 per cento). I saldi invernali non hanno dato la svolta auspicata: sono state registrate vendite in meno per 117 milioni, con un meno 18 per cento sugli sconti pre-Covid. Non è tutto: l’anno scorso la ristorazione del capoluogo ha visto sfumare 3,2 miliardi di ricavi, il 45 per cento. E l’emorragia non si ferma: solo a gennaio la perdita annua è stata di 440 milioni. La ricettività ( alberghi, agenzie, tour operator) ha pagato un conto ancor più salato: meno 1,45 miliardi di euro, il 65 per cento del volume del 2019. Ogni mese di zona gialla, calcola sempre Confcommercio, costa a tutta la Regione 440 milioni. Alle porte c’è un nuovo decreto Ristori e Barbieri spinge per correttivi, che sono sul tavolo del governo: ” Bisogna considerare la perdita di fatturato dell’intero 2020 e non solo di aprile. E aiutare le startup che non avevano fatturato nel 2019″. Altra riformulazione necessaria: “Distinguere tra imprese chiuse per legge e imprese che hanno visto scendere gli affari di riflesso. Alle prime servono indennizzi per il danno subito in ragione della perdita di fatturato; alle seconde contributi all’abbattimento dei costi fissi, come avviene per le imprese disagiate dai cantieri”.

L’organizzazione chiede uno sforzo maggiore anche alle istituzioni locali: ” La riduzione dei canoni concessori: la sola rateizzazione non basta. Anche perché per accedervi è necessaria una fidejussione bancaria che in questo momento quasi nessuno riesce ad ottenere. Più che un aiuto, è un paradosso”.

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