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L'Inter rimonta e passa a Bergamo: per l'Atalanta terzo ko di fila prima del Mondiale – BergamoNews

Settimana da incubo per i colori nerazzurri dal punto di vista dei risultati. Si è passati dallo scontro al vertice (prima contro seconda) e il sogno di accorciare sul Napoli capolista a tre sconfitte una dietro l’altra, con le concorrenti che a poco a poco hanno risucchiato punti e posizioni in classifica.

Tre ko senza dubbio diversi per approccio e prestazione.

L’Atalanta arrivava all’ultima gara ufficiale del 2022 con un grosso fardello derivante dell’inspiegabile insuccesso subito a Lecce. Il lunch match della quindicesima giornata ha le sembianze della sfida sempre casalinga contro il Napoli: la squadra di Gasperini passa in vantaggio grazie alla realizzazione dal dischetto di Lookman, il nigeriano infila Onana cosi come fece con Meret.

I nerazzurri, posizionati a quattro in difesa, per oltre mezz’ora non corrono nessun rischio ma al primo cross la Dea si fa trovare di nuovo impreparata con la bestia nera Dzeko che la punisce puntualmente. Nell’intervallo Gasperini per ritornare al classico schieramento difensivo a tre sostituisce Scalvini per Malinovskyi, ma l’ucraino inizia a perdere molti palloni a centrocampo che aprono autostrade all’Inter in ripartenza.

Dimarco, Dumfries e Mkhitaryan sprecano chances interessanti, ma il gol si percepisce nell’aria di Bergamo e arriva ancora con Dzeko che appoggia in porta la scorribanda sulla sinistra di Dimarco.

La partita per l’Atalanta si complica, ma il peggio deve ancora arrivare: infatti ancora da corner la Dea subisce il terzo schiaffone dovuto ad un’autorete di Palomino. L’argentino, tornato in campo quasi a sorpresa dopo la sentenza di assoluzione, si riscatta riaprendo la partita del Gewiss Stadium.

L’ambiente si infiamma, i padroni di casa ci provano con Lookman e Højlund ma le occasioni che i due creano non sono nitide e non impensieriscono Onana. L’Inter gestisce al meglio i cinque minuti di recupero e strappa il successo nello scontro diretto.

Nel post partita Gasperini ribadisce le sue opinioni già elencate nella conferenza pre-gara. Dichiarazioni che vanno divise in due tronconi. Il primo riguarda ciò che ha affermato sulle scelte di Lecce: non ha ammesso nessun errore, anzi ha difeso il proprio operato. Forse sarebbe stato meglio un’ammissione di colpa, un semplice “Ho tentato, ho forzato, ho sbagliato” e si sarebbe chiuso un capitolo e voltato pagina. Ma così non ha detto e nemmeno si deve obbligare una persona a dire ciò che preferiremmo sentir uscire dalla sua bocca.

La seconda parte riguarda la questione obiettivi e ampiezza della rosa. Nessuno chiede a Gasperini lo Scudetto, men che meno una società che predica sempre umiltà e raggiungimento dei 40 punti il prima possibile per mettersi al riparo. Il mister lamenta un disagio nel dover lasciare in panchina i famosi senatori: dal punto di vista umano il ragionamento può anche starci, nella misura in cui hai stima e riconoscenza in un blocco di calciatori che ti ha regalato tanto, dal punto di vista calcistico però purtroppo o per fortuna bisogna guardare in avanti, con il passato non ci porti a casa i punti.

Nel mondo del calcio un allenatore deve essere anche cinico e poco romantico, se ha delle idee di prospettiva deve sperimentarle chiedendo ai giocatori storici un sacrificio maggiore. I senatori non devono sparire di colpo ma devono aiutare i giovani nella transizione verso il futuro: se essi sono intelligenti capiscono e ti aiutano per il bene collettivo, se non sono d’accordo con la diminuzione di minutaggio possono sempre chiedere di cambiare aria. Con questi discorsi pare di essere tornati a maggio, indietro di qualche mese quando alla fine di una stagione chiusa in declino dopo un girone di ritorno semi-disastroso si parlava di rivoluzione e ricambio.

Ora alle porte della sosta mondiale, a seguito di quattro sconfitte nelle ultime cinque, gli spauracchi ritornano, nonostante l’Atalanta si trova sesta in una classifica buona se si guarda il dato complessivo di questi primi mesi. Che questi cinquanta giorni servano a riflettere per ripartire carichi, decisi e determinati. Lo dovranno essere i giocatori, lo dovrà essere la società, lo dovrà essere Gasperini!

TOP E FLOP

Passando all’analisi dei calciatori, il fatto che più risalta sono nuovamente le reti subite da corner/cross e in particolare le reti subite nei pressi dell’area piccola. La costante dei sei gol presi in quest’ultima settimana di campionato è proprio questa, partendo da Osimhen arrivando a Dzeko passando per Baschirotto.

Le colpe vanno sicuramente suddivise: da una parte una difesa poco dinamica e molto ferma nelle situazioni di cross da fermo oppure di corner, dall’altra un portiere ancora molto incerto nell’avventurarsi nelle uscite (se si vuole aggiungere un alibi a Musso si può affermare che l’estremo difensore sia forse ancora scosso dopo lo scontro con Demiral che gli ha causato un infortunio importante e settimane di stop).

La sorpresa di giornata è stata sicuramente l’impiego dal primo minuto di Palomino: il Tucumano dimostra buona forma fisica, ritmo gara già recuperato alla grande e leadership difensiva. Oltre a ciò aldilà dell’autorete qualche sbavatura c’è stata.

Nel primo tempo bene Scalvini, messo a centrocampo a uomo su un Barella che si è trovato spesso a disagio, innervosendosi e vedendosi bloccare puntualmente il gioco. A fine primo tempo purtroppo il numero 42 è rimasto negli spogliatoi, per l’Inter c’è stata maggiore partita nel cuore del campo dove Malinovskyi ha perso palloni scottanti e Koopmeiners non ha mostrato la sua solita qualità e sostanza.

Sulle fasce il lavoro era sicuramente non semplice in quanto i due esterni avevamo di fronte Dumfries e Dimarco, due frecce non da poco. Per cui Hateboer e Maehle oltre che puntare ad attaccare, avevano bisogno di mantenere un certo equilibrio per contrastare le ripartenze.

Resta il fatto che il danese sia molto più intraprendente dell’opposto olandese.

Per quanto concerne l’alternanza Zapata-Højlund, il colombiano oltre al rigore procurato non offre molti spunti positivi, mentre il danese ha una freschezza importante, ha sempre il suo giusto impatto e focus sul match pur non riuscendo ancora a timbrare il cartellino.

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