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L’ira di bar e ristoranti: “Adesso non chiudeteci più”

4 Maggio 2021 – 06:00

La rivolta dei locali dopo le scene dei tifosi in centro: “Un’offesa ai settori più castigati, allentare i divieti”

L'ira di bar e ristoranti:

Le scene dei 30mila tifosi assembrati in piazza Duomo per festeggiare lo scudetto dell’Inter «sono un’offesa nei confronti di settori a cui sono stati chiesti grandissimi sacrifici», il presidente di Fipe Confcommercio Lino Stoppani si riferisce ai pubblici esercizi con bilanci in profondo rosso a causa del lockdown e delle restrizioni severe anche in «zona gialla», come il divieto di utilizzare i tavoli al chiuso. Stoppani sottolinea che ci sono «divieti severi e rigorosi che si ritengono necessari per superare questa emergenza e poi vediamo scene come quella di domenica che lasciano molta perplessità. I tifosi avrebbero dovuto tenere comportamenti più consoni. Ma ora siamo positivi, guardiamo avanti». Riferisce di aver «sentito il prefetto e presentato le nostre valutazioni perché di fronte a un settore fermo da mesi, castigato nei provvedimenti e verso il quale vengono indirizzate considerazioni di responsabilità, quelle scene sono un’offesa. Speriamo che il 15 maggio, come ci è stato promesso, saranno rivisti i vincoli attuali».

Ancora più tranchant Michele Berteramo, che oltre a gestire il locale «Movida» sul Naviglio Pavese è referente Epam della zona: «Io non chiuderò mai più – avverte -, neanche se mi sanzioneranno. Siamo stanchi di vedere scene di questo tipo, dalla festa in Duomo ai parchi affollati in zona rossa. Ci sono figli e figliastri. Si faccia come in Spagna dove i locali hanno puntato i piedi dall’inizio, non hanno chiesto ristori ma solo di rimanere aperti e lavorare, e così è stato. Se risaliranno i contagi e imporranno altre restrizioni andremo noi in piazza con 30mila persone, finora siamo stati buoni». Sulla folla nerazzurra se la prende con «chi doveva giocare d’anticipo e mettere in sicurezza le piazze, ci sono tre responsabili, questore, prefetto e capo dei vigili, sono stati inadeguati. Pensano a transennare Brera, la Darsena, i Navigli e lasciano il liberi tutti per lo scudetto come per il rave in Darsena ampiamente annunciato. Poi è colpa del caffè al bancone o vediamo vigili dell’Annonaria a misurare la distanza tra i tavolini. C’è un accanimento nei nostri confronti».

Dai Navigli all’Isola, Alfredo Zini, portavoce dei ristoratori che hanno manifestato più volte in piazza da inizio pandemia e titolare di un locale storico, pensa che «dopo le immagini imbarazzanti di domenica i bar e ristoranti potrebbero riaprire tranquillamente anche al chiuso. Speriamo che questa vicenda quantomeno serva ad allargare le maglie e a far ripartire la ristorazione in maniera seria, con i tavoli solo all’aperto e un meteo sfavorevole la prima settimana è andata quasi persa per chi ha una clientela più adulta, se piove i giovani stanno ai tavoli anche sotto l’ombrellone».

Roberto Cominardi, titolare della discoteca Old Fashion e presidente milanese del Silb (sindacato locali da ballo) pubblica su Facebook le piste off limits e la piazza piena, «due pesi e due misure – commenta amaro -. Fa sorridere che la polizia abbia cominciato a disperdere la gente alle 22, sono rimasto sconcertato, continua ad esserci un preconcetto sul coprifuoco, come se il virus diventasse più aggressivo col calar del sole». Ironie e rabbia a parte, ora si augura che da metà maggio il governo conceda un allentamento delle misure, in modo che le discoteche solo al chiuso ferme dal 23 febbraio 2020 e quelle con piste all’aperto dallo scorso 16 ottobre, «possano riaprire, anche in maniera light. Servirebbe almeno uno spostamento del coprifuoco fino a mezzanotte e possibilità di ballare ai tavoli».

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