l’opposizione-in-italia,-una-“gang-provvisoria”

Che ci sia qualcuno a dar contro al governo va bene in linea di principio, addirittura a prescindere da quel che fa il governo e già solo per il fatto che è governo. Un potere che agisce infatti senza incontrare nessuna contestazione, ripiega sulla legittimazione divina o sulla pura pratica autoritaria, due cose incompatibili in un regime democratico genuino. Ed è tanto più necessario che almeno qualcuno dia contro al governo quando esso, come qui da noi, è rappresentato da una schiatta di pericolosi analfabeti consorziata con la specie di populismo beneducato di stampo progressista, a cui è ridotta la componente “democratica” della maggioranza. Ben venga, dunque, se da qualche parte sale una voce diversa contro gli spropositi del potere attuale.

Chi tuttavia voglia osservare la scena degli schieramenti italiani con qualche equanimità, deve pur constatare che dall’altra parte, e cioè all’opposizione, non c’è un’alternativa politica né culturale né d’altro rango, ma solo una gang provvisoriamente avversaria che non contesta il potere che c’è per fare altro ma solo per sostituirvisi: o, peggio, per associarvisi in nome della solita emergenza nazionale. Né questa vacuità di alternativa si manifesta solo su questioni tipiche, come le libertà personali e le faccende migratorie da risolversi con le chiavi da buttare e i porti da chiudere nel segno del rosario: nell’idea di governo dell’economia, infatti, nella concezione dei diritti di iniziativa privata, nella collocazione dello Stato in posizione preminente e interferente, lo schieramento che fa le mostre di opporsi alle scelte di maggioranza è altrettanto se non più illiberale, altrettanto se non più dirigista, altrettanto se non più refrattario a ogni riforma modernizzatrice del lavoro, della pubblica amministrazione, della struttura corporativa delle professioni. Vale la pena di tenerlo presente, quando si contesta il governo: non per concludere che non c’è alterativa, ma per non far finta che l’alternativa sia dall’altra parte.

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