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“Mai stato sul Ponte Morandi”. Parla l’uomo che doveva vigilare sul rischio crollo

“Io manco ci ero mai andato a Genova… a vedere questo ponte… mi han detto: ‘Fai l’analisi dei rischi catastrofali’. E io: ok”. È il 28 marzo del 2019 e Roberto Salvi, membro operativo del risk management di Autostrade per l’Italia, ne parla al telefono con il padre. “Mi sono posto il problema e sono andato da quello che si occupa dei ponti. Gli ho chiesto: dov’è che potrebbe avvenire una catastrofe? Lui mi ha aperto il computer e mi ha fatto vedere: ‘Ecco, qui’. Finito. È così che è nata”. La vicenda del crollo del Ponte Morandi, costata la vita a 43 persone torna d’attualità, con importanti novità provenienti dall’inchiesta in corso, che deve accertare le responsabilità sulla tragedia. Cosa si scopre? (Continua a leggere dopo la foto)

Che l’uomo che aveva il compito di classificare il rischio della struttura – come rivela Il Fatto Quotidiano – non lo aveva mai visto dal vivo. E oltre a non avere ispezionato di persona l’infrastruttura più malmessa d’Italia, unica tra le migliaia di opere gestite da Autostrade per l’Italia a “meritare” fin dal 2013 una menzione nei documenti interni per il “rischio crollo a causa di ritardate manutenzioni” – quel funzionario nel capoluogo ligure non era mai stato nemmeno per turismo. Il rischio crollo ogni anno, – prosegue Il Fatto – era stato valutato “basso”. (Continua a leggere dopo la foto)

Su che base veniva dato quel voto? “In teoria la risposta veniva dai dati forniti da sensori montati sul Morandi. Apparecchi che, come hanno scoperto poi i finanzieri, non esistevano. Erano stati tranciati durante un cantiere da operai di Pavimental, società controllata da Autostrade”. E nessuno, da quel momento un poi, li aveva più riattivati. “Io ero convinto che ci fossero e che fornissero informazioni alla Direzione di Tronco”, giura Salvi al padre. (Continua a leggere dopo la foto)

“Il sensore è come se tu la notte tremi e hai la mano appoggiata a me, io lo sento che tremi. Invece il maresciallo mi ha detto che non c’erano sensori. E mi ha chiesto se questo oggi cambierebbe la mia valutazione. E certo che la cambierebbe!”. È andata a finire come sappiamo. E oggi 43 morti del Ponte Morandi gridano ancora giustizia.

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