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Mega traffico di rifiuti: sgomberato dopo 50 anni il campo rom

Chi abita in zona non si ricorda quando è iniziato tutto: il campo nomadi tra via Bonfadini e via Zama esiste da sempre. «Da oltre 40 anni di sicuro» assicura Tommaso Venchi, 47enne che è nato e vive ancora adesso in viale Ungheria con la moglie e i due figli, non lontano dall’appartamento dove è cresciuto e ha abitato con i genitori e il fratello prima di farsi una famiglia sua. «Non posso crederci che lo buttino giù, è tutta la vita che ci speriamo, chissà cosa ci troveranno dentro…Magari è la volta buona che qualcuno finisce in galera. Per radere tutto al suolo immagino ci vorrà del tempo, ma vede le ruspe? Hanno già cominciato».

Tommaso e tutti quelli che come lui da anni si battono a colpi di comunicati e lettere al Comune contro i rom italiani del fortino alla periferia est della città – nomadi sinti abruzzesi, originari di Chieti -, ieri mattina non sapevano ancora cosa stesse accadendo, ma hanno capito che si trattava di qualcosa di grosso. Ben 250 agenti e 80 ufficiali della polizia locale, infatti, all’alba hanno chiuso l’accesso da via dei Pestagalli fino a Santa Giulia, per fare irruzione nello «storico» stanziamento e smantellare non solo gran parte del campo costituito di strutture abusive, (baracche e anche tante abitazioni in muratura dove abitano un centinaio di persone) ma anche un giro di traffico di rifiuti illeciti che sfiora il milione di euro l’anno, arrestando 33 persone e denunciandone altre 61.

In cella, tra gli altri, sono finiti anche sei membri della storica famiglia Cirelli che – guidata dal capo, il 56enne Umberto – da sempre abita questa parte, quella abusiva, dello stanziamento e un sinto che vive nel campo cosiddetto «regolare» che sorge poco distante dal primo, sempre in via Bonfadini e guidato da un’altra storica famiglia di sinti abruzzesi, i Guarnieri, finiti qualche anno fa, tra il 2016 e il 2018, in un’inchiesta sulla ricettazione di auto e preziosi dei carabinieri di Novara.

Secondo i sostituti procuratori Francesco De Tommasi e Sara Ombra, coordinati da Alessandra Dolci, l’Aggiunto a capo della Direzione distrettuale antimafia (Dda) che hanno coordinato i vigili nell’inchiesta «Rifiuti preziosi», in soli sei mesi nell’area del campo di pertinenza dei Cirelli ci sarebbe stato uno sversamento di 800 tonnellate di materiali vari, al prezzo medio di circa 500 euro a tonnellata (per i resti ferrosi). Un traffico gestito con «metodi mafiosi» (Umberto Cirelli avrebbe intimidito una ditta che pretendeva di scaricare rifiuti nella zona senza il suo okay, ponendosi come «il capo della via») che, da quanto emerge dall’inchiesta, andava avanti da anni, insieme a un discreto giro di spaccio di cocaina. A ottenere profitto dallo smaltimento illecito dei rifiuti erano diversi imprenditori edili che facevano ricorso assiduo e continuo all’organizzazione criminale del campo per risparmiare sul servizio regolare. E portavano in via Bonfadini, con l’aiuto di manovali e padroncini, camion pieni di materiali di scarto (tra cui oli, ma soprattutto ferro ed eternit). Nello stanziamento, ad attendere l’arrivo dei carichi, c’era una vera e propria squadra che «censiva» la merce per dividere i rifiuti da abbandonare nei campi dai metalli, che notoriamente rendono parecchio.

Soddisfatto Oscar Strano, giovane presidente del consiglio di Municipio 4 per Forza Italia e che ieri mattina era sul posto: «Con una delibera del novembre 2019 avevamo chiesto l’installazione delle foto trappola attorno al campo – spiega -. È stato così che l’inchiesta ha potuto documentare il traffico di rifiuti. Siamo preoccupati però di come e dove verranno ricollocati i nomadi sgomberati».

Critico il commissario provinciale della Lega Stefano Bolognini. «Adesso ci aspettiamo l’amministrazione Sala sgomberi anche i campi di via Negrotto e di via Vaiano Valle – ha detto Bolognini -. Questa operazione e gli arresti hanno confermato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che i campi nomadi abusivi sono veri e propri focolai di delinquenza e illegalità e, in quanto tali, vanno smantellati immediatamente, ricorrendo anche all’intervento dell’autorità giudiziaria».

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