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Merito, Gavosto: “Partire dai docenti. Solo chi è padrone della materia e propone metodologie didattiche aggiornate può migliorare l'apprendimento degli studenti” – Orizzonte Scuola Notizie

Per Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, il concetto di merito dovrebbe essere da un lato chiarito e dall’altro dovrebbe partire dagli insegnanti.

Dalle pagine de La Repubblica, Gavosto scrive: “solo docenti padroni della loro materia, ma anche di metodologie didattiche aggiornate, abituati a lavorare con classi e allievi di ogni genere, sono in grado di migliorare gli apprendimenti di tutti, inclusi i più fragili. Anche qui il ritardo italiano è evidente“.

Gavosto ricorda che “il governo Draghi ha varato in estate la riforma della formazione e assunzione dei futuri docenti e della formazione di quelli già in servizio“. Evidenziando che “per questi ultimi ci sarà un aumento retributivo consistente, ma solo dopo ben nove anni di corsi di aggiornamento: a queste condizioni, i docenti non sembrano incentivati a correre in massa ad aggiornarsi“.

Invece, “per i nuovi insegnanti si prevede, invece, un percorso di abilitazione annuale in aggiunta alla laurea. Una svolta positiva e attesa, in pratica però messa in dubbio dall’assenza del decreto che definisce i contenuti dei corsi, arenatosi per il dissenso fra chi giustamente vuole standard di formazione severi e univoci, che includano per tutti competenze disciplinari, didattiche ed esperienza pratica, e il ministero dell’Università e i rettori, che vorrebbero lasciare libertà a ciascun ateneo su come formare i futuri insegnanti, rischiando enormi differenze sul territorio nazionale“.

In attesa che prenda forma tale percorso, dunque, secondo Andrea Gavosto, è necessario interrogarsi sulla direzione da prendere. Nel frattempo bisognerebbe anche rafforzare l’orientamento alle medie “per limitare il condizionamento dell’origine sociale“. “Oggi, ad esempio, quasi la metà di chi va al liceo dopo le medie proviene da famiglie di laureati, mentre per gli istituti professionali si scende al 6%. Difficilmente il figlio di un avvocato frequenterà una scuola professionale, anche se la preferisce allo studio accademico; ugualmente, il figlio di immigrati andrà a un professionale, anche se potrebbe frequentare un liceo con profitto“, osserva Gavosto.

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