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Mette il mascara, chiusa in casa dal papà vip

Non ci sono solo famiglie emarginate e culture arcaiche dietro certe brutte storie di vessazioni familiari. Anche nel top della Milano bene può accadere che una adolescente venga insultata e punita dal padre solo per avere osato truccarsi col mascara, al punto di venire condannata per un anno intero al divieto di uscire di casa. E la storia del mascara è solo il punto più eclatante di una lunga vicenda di maltrattamenti per la quale la Procura si prepara ora a chiedere il rinvio a giudizio del padre-padrone.

Tutto accade nel dorato mondo della moda, in un contesto familiare già segnato da contrapposizioni aspre. Tutti i protagonisti sono infatti discendenti di un uomo che partendo dal nulla ha saputo farsi largo nel made in Italy, fino a divenire allievo di un grande sarto e poi lui stesso stilista di fiducia di attori, giornalisti, politici. Ma qualche anno fa purtroppo il patriarca muore, lasciando un patrimonio più che cospicuo. E i tre figli innescano uno scontro furibondo per la conquista e la gestione dell’eredità, custodita in una intricata struttura societaria: a cui fa capo anche l’immobile che ospitava lo show room paterno, in una delle zone più prestigiose della città.

Ed è in questo contesto già tempestoso che fa irruzione l’indagine del pubblico ministero Luca Gaglio, del pool che in Procura si occupa di violenze e soggetti deboli. Sul tavolo di Gaglio nello stesso anno in cui lo stilista muore, arriva la denuncia raccolta dai carabinieri di via Moscova. A parlare due ragazzini, i figli di uno degli eredi dello scomparso. Sono loro a mettere a verbale una serie di comportamenti del padre quasi inverosimili: e ancora più inaccettabili da un uomo che ha avuto tutti gli strumenti economici e ambientali per imparare a comportarsi civilmente. Eppure al termine di oltre tre anni di indagini, il pm Gaglio ha ritenuto provate le accuse e ha notificato all’uomo, 46enne, l’avviso di chiusura indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

L’erede del sarto viene incriminato perché «con ingiurie, punizioni e percosse maltrattava i figli», «li sottoponeva a punizioni severe» e «impediva loro qualsiasi frequentazione con la famiglia materna». Alla ragazza, oggi diciassettenne, secondo l’accusa avrebbe «vietato di uscire per l’intero anno scolastico perché aveva messo il mascara», «assumeva comportamenti controllanti», «le inculcava il senso di fedeltà” tale da impedirle anche solo il pensiero di poter andare a vivere con altri parenti». Quanto al maschio che adesso ha 21 anni, «abitualmente lo insultava con frasi quali stronzo, ignorante, sei un fallito, sei un drogato e un delinquente». Inoltre «abitualmente e con maggior frequenza durante le vacanze, lo percuoteva con schiaffi e calci e in un’occasione mentre lo schiaffeggiava lo costringeva a stare fermo minacciando che se avesse tentato di proteggersi il viso lo avrebbe colpito più a lungo». Ora la parola passa al giudice.

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