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Michela Murgia difende il terrorismo islamico: “la penso come Hamas e ne vado fiera”

La scrittrice posta su Instagram uno screen in cui difende le ideologie islamo-fasciste di Ḥamās. Poco dopo cancella tutto ma le critiche non tardano ad arrivare. E lei usa una strategia tutta sua per eluderle.

Michela Murgia, Hamas, screen
Foto e screen da Instagram

Cos’è Ḥamās?  E’ un’organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista, spiega Wikipedia, sunnita e fondamentalista ed è considerata un’organizzazione terroristica, tra gli altri, dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Giappone, dal Canada e dall’Organizzazione degli Stati Americani. Ḥamās in ragione della sue posizioni nazionaliste e antisemite è considerata, a buon diritto, un’organizzazione con una radicale ideologia razzista, sebbene causata dalla complessità di dinamiche proprie del conflitto palestinese. Un’organizzazione non priva di mezzi se Forbes ha indicato in Hamas come il secondo gruppo terroristico più ricco del pianeta, dopo l’Isis.  Nel maggio scorso Peter Stano, portavoce dell’alto rappresentante Ue Josep Borrell non spostava di un millimetro quanto espresso dall’Unione Europea sul tema: “Hamas è stata designata come un’organizzazione terrorista, la posizione della Ue non è cambiata“. Era abbastanza per usare cautela. Ma dove c’è polemica, c’è lei. Michela Murgia, 49 anni, scrittrice, opinionista e critica sarda, ha sempre svolto un ruolo di attivista con grande enfasi e spesso, se non sempre, creando decorosi dibattiti.

Sostenitrice dei diritti delle donne, LGBTQ+, la Murgia ha sempre combattuto pubblicamente contro la disparità di genere, il fascismo e il razzismo. Solo pochi giorni fa si è schierata contro l’italiano, definendolo “una lingua razzista. Un’uscita, tipica del personaggio, che faceva seguito alla polemica contro il generale Francesco Paolo Figliuolo commissario straordinario per l’emergenza Covid poco amato dalla scrittrice che si è detta intimorita, e spesso di sentirsi anche a disagio, dinanzi a militari e uniformi.

Nei giorni scorsi tuttavia la Murgia ha cancellato, con una frase secca e perentoria, il proprio antimilitarismo, postando sul suo profilo Instagram uno screen di una conversazione in cui le chiedono la sua posizione in merito al conflitto israelo-palestinese.

Screen Michela Murgia 6.07.20 leggilo.org
Screen di Michela Murgia (Instagram)

Nello screenshot si può leggere la tempestiva risposta dell’affermata femminista al messaggio, al quale ribatte dichiarando “la penso come Hamas“. La scrittrice non dice nulla di più, e sembra quasi compiacersi nel suo dire senza spiegare, così da far sembrare la sua frase, lapidaria, prossima ad una sentenza. Lei stessa avverte: “Non scherzo mai su Gaza“. E tuttavia comprende ben presto di essere andata oltre, la Murgia, e non tarda a cancellare la conversazione anche se più tardi, con uno scatto d’orgoglio, in una storia Instagram sembra compiacersi di sé stessa con frase “pulire le cartelle delle immagini e trovare vecchi screenshot di cui andare ancora fiere” allusiva quanto basta. Come dire: ho cancellato quelle parole su Ḥamās per quieto vivere, ma nessuna contrizione, nessun pentimento su quanto espresso.

E tuttavia in pochi minuti, i minuti impiegati dalla Murgia per capire di aver toppato e decidere quindi di eliminare la sua Insta story, le dichiarazioni dell’opinionista si diffondono e fanno, nel loro piccolo, rumore. Non tardano ad arrivare critiche, tra cui quella di Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, che pubblica un duro tweet contro la Murgia:

Pensarla come Hamas significa sostenere il terrorismo islamista, volere lo sterminio degli ebrei, la sottomissione delle donne e la lapidazione degli omosessuali. È gravissimo ed incomprensibile che Michela Murgia possa sostenere queste tesi inaccettabili e intrise di odio. pic.twitter.com/djm3oJIaxu

— Ruth Dureghello (@dureghello) June 30, 2021

Ma la Murgia non si è preoccupata di chiarire. C’ è da dire che nessun giornalista à la page ha voluto approfondire il tema con la diretta interessata, lasciando che la scrittrice decidesse, indisturbata, la propria strategia di retroguardia. La Murgia dunque non si è fermata e sembra aver voluto ribadire il concetto, sebbene per vie traverse. Tre  giorni fa l’opinionista ha pubblicato, sempre sul suo profilo Instagram una foto ritraente un attivista israeliano travestito da clown che corre attorno ad alcune forze dell’ordine mentre portano via un manifestante palestinese. “L’immagine è emblematica del livello di profonda ingiustizia su cui si gioca da sempre quello scontro – scrive le Murgia – il manifestante arrestato si intravede appena, ghermito nel gruppo delle divise, e la corsa simbolica del clown intorno ai poliziotti evidenzia il dislivello di forza presente, dove una parte si impone armata fino ai denti e l’altra può difendersi solo con le deboli risorse dell’immaginazione e del simbolismo

I commenti sotto al post però rimangono concentrati e indignati dall’affermazione fatta qualche giorno fa dall’attivista, rimarcando il suo errore nel difendere Hamas e quindi un’organizzazione terroristica.

Aver dichiarato di sostenere Hamas ed esserne fiera toglie ogni credibilità su femminismo, omofobia e diritti umani“, “leggere queste cose scritte proprio da lei è stato un colpo basso“, “un giorno scrive di sostenere Hamas, il giorno dopo scrive di diritti LGBT. Non funziona così“, questi alcuni dei commenti alla quale la Murgia non risponde. L’unico riscontro l’ha avuto chi le ha scritto, cercando di giustificarla: “magari quelle stories hanno un altro contesto“, al quale la Murgia risponde solo con “ovviamente le hanno. Ma a loro importa?

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