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Milano, arrestato truffatore in stile “Prova a prendermi”: si fingeva 007 o diplomatico per raggirare le vittime

C’è il senatore Roberto Cozzi, eletto nel Movimento 5 Stelle e membro della commissione permanente Difesa, da cui era riuscito a strappare un attestato di collaborazione. Ci sono i musicisti a cui aveva promesso l’organizzazione di un concerto a Dubai in cui sarebbero stati direttori d’orchestra, in cambio di 4 mila euro. E ci sono i rappresentanti delle forze dell’ordine – ufficiali dell’esercito, diversi carabinieri e poliziotti – a cui aveva fatto credere di poter guadagnare attraverso una presunta compravendita internazionale di oro. Guido Umberto Farinelli, classe 1974, era un mago delle truffe e dei raggiri che aveva un’abilità su tutte: quella di far credere di essere un membro degli apparati dello Stato che contano. Poteva essere un agente dell’Aise, oppure un ufficiale della Marina Militare. Un pezzo grosso dei servizi segreti del Vaticano oppure un diplomatico con amicizie nella famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti. Tutti rimanevano affascinati – e forse anche un po’ intimoriti – da quella sua capacità di vendersi come uomo influente. Ma di vero nei suoi racconti non c’era nulla, proprio come in quelli del protagonista del film Prova a prendermi il film interpretato da Leonardo Di Caprio.

La lunga e proficua carriera da maestro dell’inganno è stata interrotta dai carabinieri del Nucleo investigativo dei carabinieri, guidati dai colonnelli Michele Miulli e Antonio Coppola che da quasi due anni indagavano e che lo hanno arrestato su ordine del gip. “La particolare abilità mostrata dall’indagato nel carpire la fiducia dei suoi interlocutori”, come la definisce il giudice, si concretizzava anche nel millantare conoscenze di altissimo livello. Come quando davanti ai carabinieri che stava ingannando ostentava una chiamata in arrivo sul suo cellulare, da un numero salvato come “Ministro dell’Interno Salvini”; o come quando raccontava di essere stato responsabile dei servizi di scorta e sicurezza di Silvio Berlusconi.

Si vantava che il suo nome fosse su Wikipedia, ma le pagine erano state modificate per fare in modo che apparisse alla voce Nicola Calipari, dove si spacciava come uno degli agenti intervenuti nella liberazione della giornalista Giuliana Sgrena sequestrata in Iraq. Oppure su quella di Fabrizio Quattrocchi dove risultava come agente incaricato delle trattative per il recupero del corpo in Iraq, e persino nella pagina dei Panama Papers, dove emergeva come business man con patrimoni off shore. Organizzava pranzi presso il Circolo unificato dell’Esercito Italiano a palazzo Castelvecchio di Verona, presentandosi in divisa da ufficiale superiore della Marina e presentando militari in servizio e in congedo dell’esercito. Ovviamente anche loro ingannati in qualche misura da Farinelli.

Tutti coloro che sono stati raggirati – l’elenco è lungo – raccontano di un uomo con “una straordinaria disinvoltura” in qualsiasi ambiente e che “palesava conoscenze” di alto livello. Che mostrava fotografie, documenti ufficiali e passaporti diplomatici. Un vortice di menzogne che aveva come scopo principale quello di accumulare denaro da riciclare in casinò e prodotti finanziari. Tra quelli secondari c’era anche il carpire informazioni, ad esempio quella su alcuni personaggi di cui aveva ricostruito la storia tramite accesso alle banche dati dello Sdi che alcuni carabinieri avevano effettuato per suo conto. Informazioni utili non solo a Farinelli, ma anche a un altro personaggio noto agli investigatori e indagato in questa inchiesta: Amedeo Matacena, ex politico di Forza Italia condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente latitante a Dubai, dove i due si erano conosciuti.

 

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