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Milano, morto Livio Caputo giornalista liberal dalla “Notte” al “Giornale”

Se ne va Livio Caputo. Giornalista legato al mondo liberal, grande esperto di esteri, con parecchi anni di cronache e commenti in giro per il mondo, ma che aveva legato il suo nome, e anche una buona parte della sua fama giornalistica, a La Notte, quotidiano del pomeriggio edito a Milano. Caputo ne aveva sostituito il primo e longevo direttore, Nino Nutrizio, e tra la fine degli anni 70 e l’84 aveva seguito l’ultima epopea dei gangster di Milano.

Penna brillante, aria snob e grande lavoratore, da giovane era stato a Bonn, a Londra, a New York e nel 1976, quando Indro Montanelli aveva fondato Il Giornale abbandonando il Corriere, l’aveva affiancato con il compito di editorialista. C’era rimasto una manciata di anni, poi varie esperienze, dalla Notte al Corriere e ancora al Giornale. E, appena un mese fa, ne era stato chiamato al vertice, come direttore ad interim, dall’editore Paolo Berlusconi, con lo scopo di sostituire a tempo Alessandro Sallusti. E Caputo muore, dopo aver assolto il suo compito proprio il giorno in cui viene nominato alla poltrona che fu di Montanelli Augusto Minzolini, l’ex “direttorissimo” del Tg1 (superlativo assoluto di Silvio Berlusconi).

Sempre Berlusconi aveva chiamato Caputo nelle liste di Forza Italia l’anno della “discesa in campo”, il 1994: candidato al Senato, era stato eletto. Poi era entrato in consiglio comunale a Milano, sino al 2006. Ha scritto vari saggi, tra i quali Cittadino, pover’uomo (1982) e la sua rubrica di lettere, “Dalla vostra parte”, resta un esempio del dialogo aperto e libero tra giornali e lettori.

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