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Ministro Giustizia Nordio su evasione al Beccaria: “Tavolo interministeriale su devianza giovanile”

“Trovo significativo che i familiari di almeno un ragazzo scappato l’abbiano spinto a costituirsi: é anche un segno di fiducia nelle nostre istituzioni e nei nostri validissimi operatori”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commentando l’evasione dei sette ragazzi dal carcere minorile Beccaria di Milano, di cui tre rientrati. “Da qui dobbiamo riprendere il nostro lavoro – ha aggiunto il guardasigilli – come ho detto già in altre occasioni, il contrasto alla devianza giovanile chiama in causa le istituzioni della giustizia, ma anche della scuola, della salute, della cultura, insieme al mondo dell’associazionismo e del terzo settore. E’ mia intenzione proporre il prima possibile l’istituzione di un tavolo interministeriale, che coinvolga tutte le istituzioni e il terzo settore, per continuare ad osservare in modo costante il fenomeno della devianza giovanile e individuare soluzioni efficaci anche in termini di prevenzione”.

Nordio: “Ho chiesto al sottosegretario Ostellari di verificare di persona la situazione dell’istituto”

“Ho chiesto subito al sottosegretario Andrea Ostellari di verificare di persona la situazione dell’istituto, dove immediatamente sono andati anche vertici del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità”, spiega il ministro Nordio. Nei fatti del Beccaria, il Guardasigilli rileva “un aspetto positivo”: “trovo significativo che i familiari di almeno un ragazzo scappato l’abbiano spinto a costituirsi: è anche un segno di fiducia nelle nostre istituzioni e nei nostri validissimi operatori”. “Da qui – conclude il ministro della Giustizia – dobbiamo riprendere il nostro lavoro. Come ho detto già in altre occasioni, il contrasto alla devianza giovanile chiama in causa le istituzioni della giustizia, ma anche della scuola, della salute, della cultura, insieme al mondo dell’associazionismo e del terzo settore”, e per questo spiega che intende proporre “il prima possibile l’istituzione di un tavolo interministeriale, che coinvolga tutte le istituzioni e il terzo settore, per continuare ad osservare in modo costante il fenomeno della devianza giovanile e individuare soluzioni efficaci anche in termini di prevenzione”.

Nei prossimi mesi – ha sottolineato Nordio – finalmente anche il Beccaria avrà un direttore a tempo pieno: dopo 25 anni dall’ultimo concorso, stanno terminando la formazione i 57 nuovi direttori di carceri entrati a settembre”.

I sette autori della rivolta al Beccaria trasferiti in istituti Sud Italia

Sette giovani detenuti, tra i protagonisti della rivolta esplosa nell’istituto minorile Beccaria di Milano, dopo l’evasione del giorno di Natale, sono stati trasferiti ieri in sei carceri del sud Italia, seguendo – a quanto si apprende – il criterio della “distribuzione il più possibile diffusa”. In particolare due ragazzi sono stati trasferiti a Catania, mentre gli altri sono stati distribuiti tra gli istituti di Bari, Catanzaro, Potenza, Palermo e Caltanissetta.

Beccaria: convalidato arresto maggiorenne per evasione

E’ stato convalidato l’arresto per evasione di uno dei ragazzi ripresi dopo essere fuggito dal carcere Beccaria nel giorno di Natale. Il giovane maggiorenne è comparso davanti al giudice delle direttissima di Milano che ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’episodio della fuga mentre il processo nel merito si terrà il 30 gennaio. Il ragazzo ha detto di essere evaso perché voleva andare in una comunità terapeutica. Era al Beccaria perché accusato di alcune rapine per cui non è ancora concluso il procedimento. Al momento dei sette evasi, tre, che si sono costituiti o sono stati rintracciati dalla polizia penitenziaria sono tornati in carcere, mentre quattro sono ancora in fuga.

La misura cautelare per evasione emessa dal giudice delle direttissime scatterà se verranno meno quelle che hanno portato il ragazzo, maggiorenne da alcuni mesi, al Beccaria quando, ad aprile, fu arrestato con altri per rapine commesse da una baby gang. Il gip dei minori, nell’ordinanza in cui aveva disposto la custodia al Beccaria per il ragazzo diciottenne nato a Milano di origine ecuadoriana, notava la trasformazione dei ragazzi della baby gang di cui lui faceva parte in “giovani adulti” che avevano cominciato, dopo i primi colpi, a maneggiare un coltello per minacciare le vittime e a diventare sempre più esosi nelle loro richieste ai rapinati.

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