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Morta dopo raschiamento all’ospedale Humanitas, il processo slitta di 7 mesi

 E’ stato rinviato di 7 mesi, al 29 settembre 2021, il processo a carico di due ginecologi dell’Humanitas di Milano accusati della morte, dovuta a dissanguamento, di una donna di 40 anni, dopo un aborto spontaneo e durante un intervento di raschiamento, nell’aprile 2018.

La giudice Maria Idria Gurgo di Castelmenardo dell’undicesima sezione penale del Tribunale di Milano, a cui è stato assegnato il procedimento, è stata temporaneamente trasferita a Lodi fino a luglio. E’ tuttora in corso una trattativa sui risarcimenti alle parti civili da parte dell’assicurazione dell’ospedale.

L’inchiesta per omicidio colposo, coordinata dal pm Mauro Clerici, è nata dalla denuncia del compagno della donna morta il 12 aprile 2018. Aveva perso il bimbo che portava in grembo in modo spontaneo alla nona settimana di gravidanza e, su consiglio della sua ginecologa di fiducia, si era recata all’Humanitas per il raschiamento. Durante l’intervento, ebbe una complicazione: la perforazione dell’arteria uterina, che le causò una importante emorragia che i tre medici non sarebbero stati in grado di gestire nell’emergenza. Hanno proceduto con le trasfusioni di una serie di sacche di sangue senza capire, stando alle indagini, che per salvare la donna andava asportato l’utero con urgenza.

Quando, poi, hanno deciso di procedere con la isterectomia, cioè la rimozione dell’utero con la tecnica della laparotomia, sarebbe stato troppo tardi. A nulla è servito l’intervento dell’equipe di chirurgia generale della clinica di Rozzano, nel Milanese, e quello che doveva essere un banale intervento chirurgico si è trasformato in una tragedia.

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