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Nidi e materne chiusi in zona rossa: “Nascosta in camera a lavorare, come concilieremo smartworking e figli a casa?”

Come ci si organizza in una famiglia media tra smartworking e didattica a distanza? Eccoci qui. Riesco a scrivere soltanto adesso, dopo che sono arrivati i nonni, perché mia figlia di venti mesi non accetta la frase: “Un attimo, sto scrivendo una mail”. Incredibile vero?

Io e mio marito siamo in smartworking da un anno, io mi occupo di partnership e accordi commerciali in ambito televisivo, mio marito gestisce l’offerta di contenuti di alcuni canali TV. Abbiamo un bambino di cinque anni al secondo anno di materna, e una di 20 mesi iscritta al nido. La settimana scorsa avevamo in qualche modo trovato una quadra: la piccola al nido, il grande al secondo anno di materna che fa due ore di Dad al giorno: io e mio marito che ci alterniamo per farlo stare lì, per fargli mantenere una parvenza di normalità, un contatto con i suoi amici, cantare delle canzoni, ballare e disegnare seguendo le indicazioni delle maestre che nonostante la piccola età della classe stanno facendo un ottimo lavoro. E comunque per tenere un bambino di 5 anni su Zoom, un adulto deve stare lì vicino. Con le call che si susseguono, le cuffie solo su un orecchio per ascoltare con l’altro quando tuo figlio viene interpellato o per capire il disegno da fare.

Non si può lavorare bene così, io non l’ho fatto, perché comunque un bambino di 5 anni richiede delle attenzioni anche se più autonomo dei bimbi più piccoli. Ma ce l’abbiamo fatta. Ho avuto un accenno di esaurimento pensando a queste settimane di zona rossa, con anche la piccola a casa dal nido tutto il giorno. Io dovrò nascondermi a lavorare in camera da letto, insieme al grande che fa la dad, senza uscire dalla stanza neanche per andare in bagno, perché se la piccola se mi vede comincia a dare i numeri, vuole stare con la mamma e non sente ragioni. Nel frattempo mio marito starà chiuso in cucina, sul bancone che ormai da più di un anno è diventata la sua postazione. La piccola con chi starà? Ovviamente per quanto possibile con i nonni, non abbiamo la possibilità di pagare una baby sitter oltre al nido. Per il tempo che i nonni non possono, dovremo fare i turni io e mio marito, prendendo ore di permessi e congedi retribuiti troppo poco. Ma poi il congedo non va d’accordo con il lavoro, la carriera: se io non lavoro, i miei progetti chi lo porta avanti? Le ipotesi sono due: o nessuno, oppure qualcun altro può occuparsene e prendersi il merito di tutto il lavoro fatto da mesi dalla sottoscritta.

Poi insieme alla cura dei bambini, c’è un altro aspetto fondamentale incompatibile con chi lavora in smartworking tendenzialmente dalle 9,30 alle 18,30 senza pause: con due bambini sotto i 5 anni a casa, devi pensare ai pasti. Mentre quando siamo soli io e mio marito possiamo permetterci di aprire una scatoletta di tonno e mangiarla davanti al pc, qui ci sono due bambini che meritano di avere un pasto equilibrato, vario, cucinato. Già sento il senso di colpa di troppi surgelati e verdure non cucinate. Stiamo chiudendo gli asili per portare i bambini a contatto con le categorie più a rischio in un caso, i nonni; in tutti gli altri casi, questi bambini sono affidati a tate e baby sitter che, incolpevoli, 9 volte su 10 si spostano con i mezzi pubblici, che probabilmente hanno creato molti più focolai delle classi bolla di un asilo nido. Non sono una martire, credo che ogni bambino ragazzo dagli 0 ai 18 anni di età sia difficile da gestire a casa, ma la fascia 0-6 non solo non ha la capacità di essere intrattenuta da remoto, ma sta anche dimostrando di essere la meno colpita. Come faremo, dopo un anno di controlli, classe bolla, mascherine e vaccini, ora che l’incubo ricomincia: mi sembra di essere nel film ‘Se mi lasci ti cancello’.

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