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No vax in piazza, chi c’è dietro la protesta anti-green pass e cosa succede

Le prove generali ci sono state il giorno stesso della conferenza stampa di Mario Draghi sul green pass. Mentre il premier definiva “libertà di morire” la libertà, da più parti invocata, di non vaccinarsi, 3mila no vax scendevano in pazza a Torino (qui cosa ha detto di preciso giovedì l’inquilino di Palazzo Chigi). Per gli organizzatori piemontesi, che hanno rilanciato con una nuova manifestazione il 18 settembre, a ingrossare le fila del presidio sarebbero invece stati 5mila partecipanti.

Nel frattempo i no vax scendono in piazza un po’ ovunque: da Napoli a Bolzano, da Roma a Milano e poi Aosta, Ragusa e non solo. Si scagliano contro “il passaporto di schiavitù, l’obbligo vaccinale, la truffa Covid e la dittatura”. Sfumano nei no mask ma anche nei negazionisti del virus. Parlano delle Big Pharma e di una presunta cospirazione delle multinazionali per guadagnare soldi sulla pelle dei cittadini vaccinati.

Perché i movimenti no vax sono in fermento

C’entra la nuova tornata di misure che il governo ha messo in campo per arginare la preoccupante ascesa nel numero di positivi in Italia. Negli ultimi giorni, si è sfondato il tetto di cinque migliaia e i contagi continuano a salire. È l’effetto della variante Delta, per il 60% più contagiosa della variante Alfa, a sua volta per il 50% più contagiosa del ceppo originario di Wuhan.

I no vax sono in fibrillazione per l’obbligo di green pass, che sarà operativo a cominciare dal 5 agosto, per recarsi nei bar e nei ristoranti al chiuso e in palestre, stadi, cinema (qui come scaricarlo).

Chi c’è dietro i movimenti no vax

Quelli no vax sono gruppi che nascono in maniera spontanea su Telegram e su Facebook. Di queste community, ne esistono diverse. Grazie ai social, gli antivaccinisti possono interagire e organizzarsi. A volte sponsorizzano eventi (come la presentazione di un libro contro l’obbligo vaccinale) e affermano di partecipare a una mobilitazione globale, che porterebbe il nome di “World Wide Demonstration”.

Alla guida o come riferimenti dei movimenti, ci sono anche simpatizzanti dei partiti di centrodestra: in particolare, le affinità maggiori si riscontrano con Lega e Fratelli d’Italia. Ad esempio, tra gli organizzatori di Torin, c’è stato Marco Liccione, vicino a Fratelli d’Italia (ma non iscritto). Francesca Donato, eurodeputata della Lega, ha accostato la campagna vaccinale ai campi di concentramento, richiamando la retorica dei gruppi no vax.

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