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Nordio dopo le polemiche: «Riuscirò a riformare il codice Mussolini»

«Riuscirò a riformare il codice penale firmato da Mussolini in senso liberale con la pena proporzionata al crimine secondo la Costituzione». Intervistato da Repubblica, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, interviene dopo le polemiche sul decreto “anti rave” – fortemente voluto dal titolare dell’Interno, Matteo Piantedosi – e spiega il senso del suo mandato in via Arenula. La norma sulle feste da ballo abusive «è stata creata perché l’attuale articolo 633 del codice penale era stato scritto quasi cento anni fa per tutelare i proprietari di beni immobili da invasioni di mandrie di bestiame», dice il ministro della Giustizia. «Oggi si tratta di tutelare l’incolumità e la salute quando alcuni eventi espongono questi beni a pericoli gravi. Naturalmente la norma può essere modificata e perfezionata. Quanto alle intercettazioni essa non le impone affatto, semmai le lascia alla valutazione del magistrato. Tuttavia sull’intero sistema delle intercettazioni agiremo in modo più organico e sistematico», argomenta il Guardasigilli, prima di assicurare che specificando che «il diritto di manifestare non c’entra nulla», con la norma appena licenziata dal governo, provando a dissipare i timori di tanti giuristi.

Nordio parla anche della strategia Piantedosi sui migranti: richiesta d’asilo allo Stato di bandiera delle navi adibite al soccorso. «È conforme al diritto internazionale e agli accordi di Dublino: se una nave salva, com’è suo dovere, dei naufraghi in acque internazionali, lo Stato di primo accesso è quello di bandiera della nave. Se la nave è tedesca, è come se i migranti fossero sbarcati ad Amburgo. Il comandante ha il dovere di registrarli, e poi portarli, per l’assistenza nel più vicino porto sicuro. Ma poi devono andare in Germania», dice il ministro della Giustizia.

Quanto all’ergastolo ostativo, Nordio dice che per lui «è come l’inferno secondo i moderni teologi: esiste ma tende a svuotarsi, e se uno si pente, la misericordia dell’Onnipotente è infinita. Ma almeno un gesto di buona volontà ci dev’essere. Se un criminale si ostina a rimanere tale anche in carcere, non possiamo essere più misericordiosi del Signore, che esige un minimo di redenzione. Sarebbe un atto di arroganza blasfema. E così è per l’ergastolo ostativo. Dove sarà il giudice a decidere, proprio perché è stato eliminato l’automatismo, secondo le indicazioni della Corte».

Infine, sul rinvio della riforma Cartabia, Nordio precisa che «la mancanza di risorse avrebbe prodotto una paralisi del sistema giudiziario, le istanze dei Procuratori generali erano fondate. Il rinvio consentirà di attuare la riforma rispettando i tempi, senza soffocare le Procure».

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