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Nuove accuse a carico di Palamara: nell’indagine spuntano i “pentiti”

La procura di Perugia cambia il capo d’imputazione in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge l’imprenditore Fabrizio Centofanti

Nell’indagine di Perugia a carico di Luca Palamara irrompono i “pentiti”. La circostanza è emersa stamattina durante l’udienza preliminare. Il gip  Piercarlo Frabotta aveva chiesto lo scorso 8 febbraio ai pm Mario Formisano e Gemma Milani, titolari del fascicolo, di precisare meglio le accuse nei confronti dell’ex presidente dell’Anm. La difesa di Palamara, rappresentata dagli avvocati Roberto Rampioni e Benedetto Marzocchi Buratti aveva da tempo evidenziato  “l’indeterminatezza” dell’accusa di corruzione per il proprio assistito formulata dai pm del capoluogo umbro. Il nuovo capo d’imputazione prevede i reati di “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio” e “corruzione in atti giudiziari”. Per favorire l’imprenditore Fabrizio Centofanti e, quindi gli avvocati Piero Amara e  Stefano Calafiore, Palamara gli avrebbe riferito acquisite da Stefano Rocco Fava, il pm di piazzale Clodio, ora giudice a Latina, che nella primavera del 2019 aveva presentato un esposto contro il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo. Palamara, in pratica, avrebbe carpito informazioni da Fava, senza che costui fosse consapevole di ciò,  per ottenere da Centofanti viaggi e soggiorni. “Sono tutt’altro che “inconsapevole”: Palamara non mi ha mai chiesto notizie sui procedimenti di Centofanti e tanto meno su quelli a suo carico”, il commento di Fava interpellato dal Dubbio al riguardo. Centofanti, si ricorderà, era stato  indagato a luglio 2016 insieme all’imprenditore Stefano Ricucci. Fava divenne assegnatario del fascicolo aperto nei confronti di Centofanti solo a dicembre di quell’anno. L’imprenditore venne poi  perquisito nell’ambito di quel fascicolo, ad aprile del 2017, per poi essere indagato a Perugia l’anno successivo insieme a Palamara.  Amara, sulle cui dichiarazioni si basano le nuove contestazioni a carico di Palamara, era stato sentito dai pm  di Perugia molte volte in questi anni, senza però rivelare quest’ultime  circostanze.”Dopo tre anni sono stati riesumati elementi di indagine già  in parte valutati inattendibili dalla stessa Procura”, ha affermato al termine dell’udienza l’avvocato Marzocchi Buratti. L’udienza di ieri è stata caratterizzata da alcuni momenti di tensione. Palamara era anche uscito dall’aula non prima però di essersi chiarito con la pm Miliani.

Dopo la formulazione delle nuove contestazioni  la difesa di Palamara ha chiesto i termini a difesa e l’udienza è stata rinviata al 19 marzo.Ma la giornata di ieri è stata segnata dalla notizia della presentazione di un appello al capo dello Stato Sergio Mattarella affinché venga istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sullo scandalo che ha travolto la magistratura dopo le rivelazioni del caso Palamara. A firmare l’appello circa settanta magistrati “indipendenti” dalle correnti.Dopo il Plenum 21 giugno 2019, all’indomani dei fatti dell’hotel Champagne, è cambiato “molto poco”, scrivono le toghe.Per un vero cambiamento ed evitare le degenerazione del correntismo, serve prevedere quanto prima  il “sorteggio dei componenti del Csm”  e la “rotazione degli incarichi”, ricordano le toghe antisistema.

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