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Nuovo governo. Borsa, finanza e impresa ci credono

Da quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato al Quirinale Mario Draghi per conferirgli l’incarico di governo, cioè da dal 3 febbraio, l’effetto positivo sui mercati finanziari è stato immediato: lo spread sovrano si è ridotto di 35 punti base, di conseguenza il costo del debito pubblico è sceso, e la Borsa è cresciuta del 12 per cento. Così, nella comunità finanziaria milanese si respira un clima di fiducia ora che fondi e gestori patrimoniali possono pianificare con maggiore serenità le scelte di investimento, che i desk delle sale operative non ballano più dietro la crisi di governo scoppiata in piena pandemia e che dall’estero arrivano nuovi flussi di capitale. Come sintetizza in un colloquio con il Foglio l’economista e pro rettore dell’Università Bocconi, Stefano Caselli: “E’ la prova evidente che la fiducia sui mercati conta perché è un fattore in grado di creare ricchezza. Per questo dico che sarebbe anche giunto il momento di invertire una certa retorica che vuole la finanza come un nemico e non come un alleato della società”.

 

Ma quanto tempo ci vorrà affinché questa fiducia si trasmetta all’economia reale? Quando la Lombardia tornerà a essere la locomotiva d’Italia? La regione è stata la più danneggiata dalla pandemia: secondo il centro studi Prometeia la flessione del pil registrata nel 2020 (- 10,2 per cento) è maggiore rispetto a quella subita dall’intero paese (- 9,6 per cento). E da una recente indagine della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola impresa, emerge che il pil lombardo dello scorso anno è sceso del 9,8 per cento a fronte di un meno 9,2 per cento stimato su scala nazionale. L’associazione, inoltre, ha rivisto sensibilmente al ribasso la ripresa per il 2021 con una crescita del 3,9 per cento per il 2021 a fronte del più 6,6 per cento ipotizzato appena tre mesi fa. “Si parla molto di Recovery plan ed è giusto così – riflette Caselli – ma la ripresa di una regione che ha una grande forza economica come la Lombardia dipenderà soprattutto da un piano vaccini efficace e dalla conseguente riduzione dei contagi perché solo così ci sarà un pieno recupero della domanda di beni di consumo e di servizi”. Secondo il pro-rettore della Bocconi, “la locomotiva d’Italia dovrebbe essere la prima a ripartire per riuscire a esercitare l’effetto traino dell’economia del paese e Milano deve tornare a credere nella sua ambizione di diventare la capitale finanziaria d’Europa”. Per la verità, la città sembra vivere una fase di smarrimento e sembra aver perso attrattività. Non crede? “Ma adesso abbiamo Mario Draghi”, ribatte Caselli con una battuta in cui si concentra tutta la speranza di vedere rinascere una nuova centralità milanese, magari anche attraverso l’aggregazione di Borsa italiana con la francese Euronext, da cui sta per nascere un nuovo gruppo finanziario che dovrebbe avere il centro operativo nel capoluogo lombardo, e l’investimento di Banca d’Italia nel polo fintech.

 

Anche secondo Andrea Monticini, economista dell’Università Cattolica, il miglioramento delle condizioni pandemiche unito all’effetto Draghi potrebbe ridare slancio vitale a una regione che, particolarmente nelle provincie di Lecco, Bergamo e Brescia, ha subìto (fonte Banca d’Italia) una perdita del 33 per cento di valore aggiunto delle imprese industriali durante il lockdown di marzo 2020 e ha visto sfumare 13 miliardi di esportazioni. “Le vendite all’estero saranno il motore della ripartenza – dice Monticini – ma questo potrà avvenire solo quando la situazione sanitaria sarà completamente sotto controllo qui da noi ma anche sui principali mercati di sbocco. Temo, comunque, che l’economia lombarda non sarà più la stessa perché a fronte di una manifattura specializzata che ha retto e ai settori biotecnologico e farmaceutico che sono cresciuti, c’è stato un calo più che drastico di commercio, turismo e servizi che ha colpito soprattutto Milano che aveva conquistato maggiore attrattività dall’Expo in avanti”.

 

Gli imprenditori hanno fiducia in Draghi. Al presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha manifestato il suo sostegno incondizionato, ha fatto eco il numero uno di Assolombarda secondo il quale con l’ex presidente della Bce si potrà superare la mancanza di visione, di pianificazione di credibilità di cui soffre l’Italia. Proprio ieri il presidente incaricato ha sentito le parti sociali, imprese e sindacati, preoccupate per il blocco dei licenziamenti che scade a fine marzo. “Si respira un vento nuovo – dice al Foglio il presidente di Confapi Milano, Nicola Spadafora – finalmente a Palazzo Chigi si sente parlare di cose come impresa, lavoro e crescita. Sicuramente si è creato uno squilibrio tra categorie produttive tra chi ha pagato a caro prezzo la pandemia e chi è riuscita a cavarsela sul mercato, anzi a guadagnare. Troverei giusto se i settori più penalizzati venissero rilanciati anche attraverso i ristori. Ma nel complesso dal Recovery plan mi aspetto un rafforzamento del sistema infrastrutturale della Lombardia che potrà essere volano di una brillante ripresa”.

 

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