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Nutri-Score: le pagelle al cibo non sono la soluzione

La proposta del Nutri-Score, un nuovo sistema di etichettatura che attribuisce un colore al cibo in base al contenuto di zuccheri e grassi, continua a creare proteste e opinioni contrastanti. Paolo De Castro, deputato del Parlamento Europeo, ritiene che questa non sia la strada giusta: “Le pagelle al cibo non sono la soluzione, non può esserci un algoritmo a fare la scelta al posto nostro: deve esserci, questo sì, un consumatore che possa farlo in maniera autonoma”.

Cos’è il nutri-score

Nutri-Score è un sistema di etichettatura per i prodotti alimentari sviluppato in Francia e ideato allo scopo di semplificare ai consumatori la lettura dell’etichetta. Questa, infatti, potrebbe essere interpretata in poco tempo grazie alla scala cromatica, dal verde al rosso, accompagnata da una alfabetica dalla A alla E. Un sistema basato su tabelle nutrizionali del Regno Unito, che non è stato ben accolto dai nutrizionisti e da vari paesi tra i quali l’Italia perché discriminerebbe eccellenze italiane come l’olio d’oliva.

Le obiezioni verso Nutri-Score

All’incontro dedicato al tema Le strategie per la ripartenza del made in Italy sono intervenuti: Nicola Bertinelli, presidente Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, Gianpiero Calzolari, presidente Gruppo Granarolo e Camilla Lunelli, contitolare e direttore comunicazione Cantine Ferrari. “Un sistema di etichettatura degli alimenti che possa educare il consumatore e accompagnarlo nella sua scelta è sacrosanto e fondamentale – sostiene Bertinelli – ma quella di Nutri-score sarebbe a tutti gli effetti concorrenza sleale. Un esempio esplicativo: questa misurazione prevederebbe un bollino arancione per il Parmigiano Reggiano, mentre i prodotti sintetici delle grandi multinazionali come la Diet coke sarebbero verdi”.

La grande frammentazione del nostro sistema produttivo è una delle ragioni dell’eccellenza del Made in Italy: ogni vallata ha formaggi e vini diversi, e questo fa parte della nostra cultura. Dovremmo valorizzare questa cosa, e la Nutri-score sarebbe solamente una banalizzazione che metterebbe gravemente in difficoltà tutto il sistema”. Spiega Giampiero Calzolari. “Una cultura proibizionista – chiarisce Camilla Lunelli – che non fa parte del nostro stile di vita. Dobbiamo lavorare sulla cultura, e non spiattellare bollini che non prendono in considerazione la qualità e il valore culturale del prodotto”.

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