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OpenArms, Salvini rinviato a giudizio

Il gup di Palermo Lorenzo Jannelli ha rinviato a giudizio Matteo Salvini per sequestro di persone e rifiuto di atti di ufficio. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura di Palermo. La prima udienza sarà il 15 settembre davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Palermo. «”La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre», commenta il leader della Lega sui propri profili social.

«Il rinvio a giudizio di Matteo Salvini per sequestro di persona è un piccolo passo avanti», dice l’armatore della ong spagnola Open Arms Oscar Camps, prima di lasciare l’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. «Speriamo che ora cambi anche la politica sui diritti umani», aggiunge.

Una vicenda figlia di una visione «salvinocentrica». Era stata la tesi difensiva della senatrice Giulia Bongiorno, ex ministra della Pubblica amministrazione e legale di Matteo Salvini anche a Palermo, davanti al giudice dell’udienza preliminare, dove il leader del Carroccio è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per la vicenda della nave Open Arms. L’ex ministro dell’Interno deve rispondere per aver tenuto fermi per giorni sulla nave della Ong battente bandiera spagnola 147 migranti salvati nell’agosto del 2019 nel Canale di Sicilia. In aula sono presenti il procuratore capo Francesco Lo Voi, l’aggiunto Marzia Sabella e il sostituto Calogero Ferrara. Al termine dell’arringa il gup si ritirerà in camera di consiglio per decidere se accogliere la richiesta dei pm di rinviare a giudizio l’ex ministro dell’Interno o il non luogo a procedere.

«Salvini è stato ritenuto colpevole di tutto. Il comandante di Oper Arms ha rifiutato di sbarcare migranti a Malta, ha rifiutato numerosi aiuti da altri natanti, ha rifiutato di essere scortato in qualsiasi porto spagnolo, ha rifiutato di essere accompagnato in porti spagnoli», dice Giulia Bongiorno in udienza preliminare. «Eppure qui l’imputato è solo Salvini. Lui risponde di sequestro di persona, anche se la nave ha bighellonato per giorni. C’è una visione salvinocentrica. In questo processo c’è un errore basilare, è come valutare questo processo guardando dal buco della serratura: non si riesce a ricostruire il complesso». Gli obblighi di coordinamento, quando la convenzione Sar non opera, secondo la tesi difensiva «gravano sullo stato di bandiera e nel caso di Open Arms è la Spagna».

Ed è proprio nei confronti della Ong che si concentrano le argomentazioni dell’avvocata Bongiorno. «In quei giorni Open Arms non è abbandonata a se stessa, è stata sorvolata da tutti e tutti offrono aiuto. Aerei militari, petroliere, aerei di ricognizione, Ocean Viking, altri natanti, un veliero. Con un certo numero di migranti a bordo, decisamente superiore a quelli indicati per la capienza, Open arms decide di bighellonare 13 giorni», è il ragionamento della difesa di Salvini. L’attività della Open Arms «era una pesca del migrante». Ma con Salvini si ritiene «grave il tempo atteso prima del pos, ovvero meno della metà del tempo. Dal 14 al 20 agosto. Non c’è sequestro di persona se si bighellona 13 giorni, ma c’è sequestro se si è ormeggiati la metà del tempo?», aggiunge Bongiorno.

Non solo. Il divieto di ingresso in acque italiane è stato sottoscrittodai ministri «Salvini, Toninelli e Trenta. Ma qui è presente solo Salvini», argomenta Bongiorno nell’Aula bunker dell’Ucciardone. «Il provvedimento del primo agosto  scatta anche perché» era chiaro quanto successo «nei giorni precedenti. Ovvero cambio di destinazione, cambio di rotta, rifiuto della collaborazione di Malta, tensioni a bordo. Voglia di puntare solo l’Italia. Mentre il capitano di Open Arms, all’epoca, era indagato proprio per le sue condotte».

Il rinvio a giudizio viene sollecitato anche dalle 23 parti civili che si sono costituite in giudizio, sono nove migranti, 12 associazioni (fra cui Open Arms, Emergency, Arci, Legambiente, Giuristi Democratici) e due Comuni (Palermo e Barcellona).

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