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OSS accusati di maltrattamenti e lesioni ad Anziani in RSA: giudice annulla misure interdittive.

Il Tribunale del Riesame di Larino ha dichiarato nulle le misure interdittive disposte dal Gip a carico di 6 operatori socio-sanitari della Casa di Riposo Achille Morrone coinvolti nell’inchiesta per maltrattamenti e sequestro di persona sugli anziani ospiti.

Le misure avevano interessato 9 dipendenti della casa di riposo di Larino, tutti sospesi per sei mesi dal servizio, nel frattempo licenziati dalla Fondazione che gestisce la struttura.

In 6 avevano fatto ricorso al Riesame che oggi ha accolto le loro istanze per un errore nell’applicazione della misura interdittiva, spiega uno degli avvocati che li assiste. Le misure risalgono allo scorso 3 ottobre.

Sono due le inchieste che ruotano attorno alla casa di riposo “Achille Morrone” di Larino: quella emersa oggi per le ipotesi di reato di maltrattamenti, sequestro di persona ed esercizio abusivo della professione. E quella di cui non si era saputo nulla, almeno fino a questo momento, relativa alla morte di un anziano ospite della struttura deceduto circa tre mesi fa dopo essere precipitato da una rampa di scale con la sua sedia a rotelle.

E’ un racconto che fa rabbrividire quello degli inquirenti su quanto avveniva in questa residenza a due passi dall’ospedale di Larino: i finanzieri, che su impulso della Procura frentana hanno avviato le indagini, hanno parlato di anziani costretti a letto o immobilizzati con delle cinghie sulle sedie. I filmati hanno mostrato gli atteggiamenti vessatori verso queste persone fragili che secondo fonti investigative venivano ripetutamente minacciate, insultate, strattonate. E anche calmate con farmaci che nessun medico prescriveva. Insomma, una situazione terribile a cui ieri, 5 ottobre, è stata messa la parola fine con l’iscrizione sul registro degli indagati di 16 persone e la sospensione dal lavoro di 9 di essi, tutti in servizio nel periodo delle indagini nella struttura.

L’inchiesta coordinata dalla procuratrice capo di Larino, Isabella Ginefra, comincia nel 2021 e si chiude ad agosto 2022. Varie persone, a diverso titolo, sono coinvolte: operatori sanitari, dunque infermieri e oss, ma anche un assistente sociale e alcuni componenti del vecchio consiglio di amministrazione nominato dal Municipio. Alcuni di questi soggetti (i dipendenti) erano ancora in servizio, altri, invece, avevano già lasciato la casa di riposo, compreso il Cda che nel frattempo è cambiato.

Mentre già si indagava per questi maltrattamenti è successo che un ospite della casa è precipitato giù per una scalinata. Questa morte ha aperto a una serie di interrogativi, tanto che c’è un altro fascicolo d’inchiesta ed è stata eseguita l’autopsia di cui non si conosce l’esito.

L’episodio ha dato impulso a ulteriori verifiche e controlli. Le ispezioni hanno evidenziato la vetustà dell’immobile e dei locali tanto che – e questo lo conferma a Primonumero il sindaco di Larino, Pino Puchetti – l’attuale Cda sta cercando di reperire finanziamenti per l’ammodernamento della casa di riposo, frutto di una donazione fatta al Municipio ma a gestione privata.

Intanto sono al lavoro anche gli avvocati degli indagati il cui compito è dimostrare l’infondatezza delle pesanti accuse mosse verso i loro assistiti. A partire dall’esigenza di immobilizzare gli anziani con le cinghie che è certamente uno degli aspetti più impressionanti dell’intera vicenda. La costrizione sarebbe frutto della necessità di evitare comportamenti autolesionisti da parte degli anziani, specie di quelli malati di demenza senile o Alzheimer che lo scarsissimo personale in servizio sui turni alla “Achille Morrone” non era in grado di gestire.

Un problema purtroppo riscontrabile non solo a Larino ma anche in molte altre residenze per anziani, dove la carenza di oss e infermieri rende complesso e difficile occuparsi di decine di ospiti fragili e malati.

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