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Palestre chiuse da un anno per il Covid, il compleanno triste a Varese. A Como l’allenamento di protesta in piazza

Una brioche con una candelina per celebrare quello che “dopo 40 anni di attività, è il nostro primo non-compleanno, ovvero il primo anniversario di chiusura”: così Fabio Sozzani, titolare della palestra Sporting di Varese, ha voluto sottolineare con amara ironia la condizione di estrema difficoltà in cui lui e i suoi colleghi di tutta Italia si trovano da quando è scoppiata la pandemia.

“Il 24 febbraio 2020 abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale del Comune relativa alla chiusura, a cui ci siamo ovviamente subito attenuti – racconta – Da lì in poi è iniziata l’odissea, fatta di informazioni più o meno ufficiali che si rincorrono in merito a una possibile data di riapertura, di aggiornamenti dell’ultimo minuto arrivati via Facebook o Whatsapp, di speranze disilluse”. Ecco quindi l’idea di organizzare “una festa senza invitati, perché non è permesso averne, di pomeriggio e non di sera per rispettare il coprifuoco. Insomma, senza nessuno, il che è meglio perché almeno si risparmia sui costi di un vero festeggiamento – scherza, sforzandosi di sdrammatizzare – Si tratta chiaramente di un’iniziativa simbolica, che vuole sottolineare la nostra esasperazione, che ormai rischia di trasformarsi in rassegnazione. Anche se è brutto dirlo perché non bisognerebbe mai rassegnarsi”.

Proprio per non arrendersi di fronte ai tanti problemi di questo periodo, nei giorni scorsi decine di atleti, proprietari di palestre e responsabili di società sportive si sono dati appuntamenti a Como per un allenamento di protesta in piazza Cavour: “È un modo per urlare il disagio che stiamo vivendo. Se non riaprono, le palestre chiudono – ha detto uno degli organizzatori della manifestazione, Christian Olivo, in un video diffuso sui social – Lo sport c’è, vive e deve continuare, più forte di prima. L’attività sportiva è salute e cultura, ne abbiamo bisogno fisicamente e psicologicamente”.

A un anno di distanza dalla prima chiusura, ci sono molte realtà che stanno facendo di necessità virtù, cercando modi alternativi per proseguire la propria attività nel rispetto delle norme anti contagio: dopo i corsi online e quelli all’aperto nei parchi, ora c’è chi si sta attrezzando per creare autentiche palestre fuori dalla palestra. È il caso ad esempio della catena McFit, che all’esterno di alcuni dei propri centri – a cominciare da quelli milanesi – ha allestito delle tensostrutture per dare la possibilità dell’allenamento outdoor, ma al coperto, con l’obiettivo di dare “un segnale di rinascita”. La stessa soluzione è stata adottata da qualche giorno anche da PlayFitness di Gallarate (nel Varesotto): nella tensostruttura allestita nel parcheggio antistante la palestra si tengono i corsi con i trainer e sono stati trasferiti lì anche i macchinari, ovviamente distanziati e utilizzabili solo su prenotazione. “Non sapendo ancora la data ufficiale di riapertura, ci siamo portati avanti” spiegano dalla direzione.

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