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Per il Salone ora l’ipotesi di una versione “mini”

27 Aprile 2021 – 06:00

Federlegno apre alla possibilità della kermesse, ma con meno espositori o un calendario ridotto

Per il Salone ora l'ipotesi di una versione

Ancora fumata grigia dal Cda di Federlegno Arredo Eventi. Il Consiglio di amministrazione della federazione di imprese che controlla Cosmit, la società che organizza il Salone del Mobile, riunitosi ieri ha chiuso con un rinvio, senza prendere la decisione definitiva. Ancora incerto, dunque, il destino della sessantesima edizione del Salone internazionale del Mobile, inizialmente previsto dal 5 al 10 settembre. Quello che è cambiato in quattro giorni densi, con le dimissioni di Claudio Luti giovedì dalla presidenza del Salone «per la mancata volontà di fare squadra», l’appello del sindaco Beppe Sala, la conferma della presenza da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli appelli del governo con la disponibilità del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti «ad aprire un tavolo dedicato per agevolare la partecipazione all’evento di tutte le parti interessate», l’atteggiamento di fondo.

Sembra, infatti, che ieri mattina si sia aperto uno spiraglio verso la possibilità di pensare al Salone in Fiera, ma in una maniera nuova e diversa. Gli espositori sarebbero spaccati in due: con i big che vorrebbero un nuovo rinvio dell’edizione e gli altri produttori che sarebbero favorevoli a mantenere le date, a fronte anche del pressing e delle promesse del governo. Il timore è che il Salone a settembre sia un’operazione in perdita, vista l’incertezza per buyer e visitatori internazionali di venire in Italia dopo l’estate, a fronte di allestimenti che valgono circa mille euro al metro quadrato, un per un milione di euro di investimento per le aziende maggiori.

Ecco che spunta l’ipotesi di un Salone «mini», ma anche nuovo, in versione «post Covid». Fatto salvo che non potrà essere uguale agli altri anni, quella che si profila per settembre potrebbe essere un’edizione ridotta in termini di dimensioni della superficie espositiva o di giornate di apertura. Parallelamente sotto le vele di Fuksas potrebbero essere ospitati eventi collaterali, una sezione digitale o mostre, altri «compagni di viaggio» per diversificare l’offerta. La nuova versione garantirebbe comunque al nostro paese le luci della ribalta, dopo un anno di assenza, salvaguardando così il valore simbolico ed economico delle ripresa. Per dare un’idea: l’edizione «sfumata» dell’anno scorso era stata valutata dall’ex presidente di Federlegno Orsini in 1,3 miliardi di euro per il Paese e 200 milioni di euro di indotto solo per Milano. «Non potrà essere il Salone degli altri anni – commenta il sindaco Beppe Sala – nè per numero di visitatori nè per dimensioni, ma sarebbe un segno importante». Per parlare di vera ripresa, spiega Sala «puntiamo su settembre e da questo punto di vista l’accoppiata tra design e moda è sempre qualificante dell’autunno milanese».

Rimane il tema dell’eventuale penale, da 9 milioni euro, che il Salone rischierebbe di dover pagare, se l’evento saltasse, a Fiera spa, cui è legato da un contratto. Penale, secondo alcuni esigibile, in quanto il governo ha dato il via libera alle fiere dal 15 giugno.

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