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Per tutti i giorni della tua vita: il libro di Elena Premoli è un inno alla vita – LegnanoNews

Generico 21 Nov 2022

Liberamente ispirato alla vera storia del piccolo Alfie Evans, “Per tutti i giorni della tua vita”(Piemme editore) è il nuovo romanzo di Elena Premoli, giovane scrittrice nata e cresciuta a Laveno. Un libro sul senso profondo dell’essere mamma e di quell’amore così assoluto da trovare sempre un motivo per non arrendersi.

«Poco dopo la nascita della mia prima figlia, nel 2013, scoppiò in Galles il caso mediatico di Alfie Evans, un bambino conteso tra la famiglia e i medici che ritenevano non fosse più possibile tenerlo in vita. Ma la cosa che davvero mi sconvolse fu che la vicenda finì in tribunale», racconta Premoli.

La stampa smise dopo poche settimane di parlare della vicenda, ma Elena Premoli continuava a pensarci e così, quando la sua bimba iniziò a frequentare il nido lei spese energie e competenze acquisite con una laurea in lingue per approfondire la vicenda scaricando articoli di giornale e documenti sulla vicenda, per passare poi ad approfondire quelle dei genitori dei bambini e iniziando a immaginare anche il vissuto dei medici in quella situazione: quella storia meritava di essere raccontata in un modo diverso dalla veloce cronaca che poté offrire solo una spaccato di una realtà molto più  complessa. Serviva un libro.

Generico 21 Nov 2022

Elena Premoli lo ha avvertito benissimo perché lei, che ha frequentato il Liceo classico Cairoli di Varese a inizio millennio, scrivere è sempre piaciuto. Tanto da essere, nel 2007, una delle finaliste del Premio Chiara Giovani. Poi gli studi di Cinese l’hanno portata a fare altro, a vivere lontano tra Pechino e Shangai, ma sempre con il pallino della scrittura: «Ho scritto due romanzi all’estero, tenuti gelosamente chiusi nel cassetto  per anni, fino a quando sono rientrata in Italia e li ho mostrati ad alcuni editori. Uno mi rispose in maniera significativa, dicendo che il materiale era buono ma la trama un po’ confusa. Per questo mi consigliò di partire da un fatto di cronaca. Quel consiglio rimase lì fermo per anni fino a che non lessi di Alfie Evans.

«Sono proprio i suoi occhi che, come interruttori, mi accendono una luce dentro: è un piccolo bagliore, ma lo distinguo perfettamente, e gli lascio spazio. È l’istinto di una madre, è la forza della vita, il coraggio primitivo delle donne.»

IL ROMANZO

Emily ha vent’anni e non si aspettava di diventare madre così presto. Con Will, conosciuto per caso in un pub, ha un rapporto tiepido, troppo timidi entrambi, forse, troppo poco innamorati. Ma la notizia della gravidanza, per quanto giovanissimi, li unisce in un progetto grande e nuovo, e decidono di provare a essere una famiglia. Quando il loro bambino, Matt, ha quattro mesi, però, qualcosa cambia inesorabilmente. Un ritardo cognitivo, dicono, un disturbo della crescita, un problema cerebrale. Sono parole che lentamente iniziano a farsi spazio nella vita della giovane coppia. Due ragazzi ancora bambini disperati accanto a un bambino di pochi mesi.

È qui che la loro storia si intreccia a quella di Nadia, pediatra di successo, donna bella, carismatica, decisa, il senso di onnipotenza di chi ha sempre avuto tutte le risposte, come in questo caso, di fronte a Matt. Comincia una battaglia prima tra le mura della camera d’ospedale poi sui social network, sulle pagine dei giornali e, infine, in tribunale.

È lo scontro tra l’occhio della scienza e quello dell’amore, tra due donne che sembrano così distanti, avvicinate solo dalla tenacia irriducibile di uno scricciolo di pochi chili che cambierà per sempre le loro esistenze.

Questo romanzo, liberamente ispirato alla storia vera di Alfie Evans, è un inno alla vita, un racconto profondo e indimenticabile sulla paura e sul coraggio che hanno forme inaspettate. Un romanzo struggente e delicatissimo che cambia il modo di vedere le cose e dove l’unico personaggio che non parla rivoluziona le vita di tutti.

I TEMI

«Alla fine del romanzo forse il lettore rimarrà con più domande di quante ne aveva all’inizio», avverte l’autrice. Lo scopo del romanzo non è dare risposte ma raccontare una storia, portando attenzione su alcuni temi «difficili e molto attuali», spiega Premoli citando ad esempio il ruolo parziale della cronaca:  «Il caso di Alfie è stato trattato sui giornali dal punto di vista dei genitori, prendendo i lettori alla pancia, ma certe storie devono essere approfondite da più punti di vista per essere capite».

E poi ci sono i grandi tabù: la malattia nei bambini, che fa sempre tanta paura e il fine vita «che in questa Italia molto cattolica si fa fatica ad affrontare fuori da barricate ideologiche. Qui, per assurdo abbiamo avuto il caso Englaro, dove le posizioni di famiglia e medici erano invertite rispetto al caso di Alfie Evans, dove ai genitori fu addirittura impedito di rappresentare il figlio in sede legale e che pure ha avuto molta risonanza in Italia, quando l’Ospedale del Bambino Gesù di Roma si offrì di farsi carico del piccolo per continuare ad indagare la sua situazione.  ita molto catto e quindi si fatica a capirlo .

Infine, ma non meno significativo c’è il contesto sociale fragile in cui sono immersi due giovanissimi genitori: «Scrivendo ho pensato di catapultare il lettore in un contesto di resistenza e di lotta di principio – spiega Elena Premoli – Non ho risposte, ma questa storia forte racconta l’importanza di andare fino in fondo nelle diverse situazioni della vita.

Generico 21 Nov 2022

ELENA PREMOLI SCRITTRICE

classe 1986, si è laureata in Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali con un’attenzione particolare allo studio del cinese mandarino.

Ha vissuto a Milano, Pechino e Shanghai, e si è infine stabilita sul Lago di Como.

Si è classificata ai primi posti in diversi concorsi di narrativa, tra cui il Premio Chiara Giovani.

È mamma di due bambine, e dalla maternità è nata l’ispirazione per questo romanzo: un inno alla vita!

La prossima presentazione del libro è in programma per sabato 26 novembre alle ore 11 alla biblioteca di Gavirate, in via De Ambrosis 11.

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