perche-elisabeth-moss-merita-di-vincere-l’emmy-per-la-sua-june-osborne-in-the-handmaid’s-tale

Perché Elisabeth Moss merita di vincere l’Emmy per la sua June Osborne in The Handmaid’s Tale

Chi la conosce lo sa, Elisabeth Moss è sempre una garanzia. Attrice magistrale, versatile, adattabile a qualsiasi tipo di personalità e con un’espressività in grado di bucare lo schermo, grande o piccolo che sia. Diventata famosa al pubblico internazionale con il suo ruolo di Peggy Olsen in Mad Men al fianco di John Hamm, suo capo nell’azienda pubblicitaria della New York degli anni ’60, da quando veste i panni della protagonista di The Handmaid’s Tale, Elisabeth Moss è diventata sinonimo di June Osborne, il personaggio che interpreta ormai da quattro anni e che l’ha resa il volto identificativo dell’intera serie drammatica tratta dal romanzo di Margaret Atwood, serie che ha aperto il dibattito sull’importanza della libertà femminile con un racconto a dir poco temerario e che non ha mai avuto paura di mostrare tutto il “brutto” del genere umano quando oltrepassa la soglia della morale.

Non c’era candidatura agli Emmy Awards più giusta di quella di Elisabeth Moss come miglior attrice protagonista in una serie drammatica per la sua June Osborne nella quarta stagione di The Handmaid’s Tale, serie che ci siamo potuti gustare, nello scorso mese di maggio, un episodio alla volta, proprio come accadeva ai vecchi tempi, quando, per vedere cosa sarebbe accaduto ai propri personaggi preferiti, bisognava aspettare una settimana intera. Ma aspettare le performance Elisabeth Moss è sempre un piacere.

Come in ognuna delle stagioni della serie creata da Bruce Miller, la Moss non ha mai perso la sua brillantezza, la sua innata capacità di comunicare attraverso lo sguardo in quelle inquadrature in primissimo piano diventate il marchio di fabbrica di The Handmaid’s Tale. Elisabeth Moss deve vincere l’Emmy perché è una delle attrici più brave del panorama cinematografico e seriale internazionale e ha una naturalezza nell’esprimere la rabbia, la gioia, la tranquillità, l’irrequietezza tale da farci credere che June Osborne, così come ogni altro volto di cui assume le sembianze, è proprio lei e non un personaggio di finzione nato dalla penna uno scrittore. In questa sua ultima performance in The Handmaid’s Tale 4, Elisabeth Moss ha raggiunto i picchi più alti di recitazione come nel suo dialogo pieno di ira con Serena Waterford o nella sua freddezza nell’uccidere Fred a mani nude o ancora nella sua consapevole realizzazione di essere passata da vittima a carnefice nella scena finale della quarta stagione della serie dove, con il volto sporco di sangue, macchia il viso della sua stessa bambina e, con la sicurezza di chi sa di aver oltrepassato il limite del lecito, chiede quei “cinque minuti in più” per godersi, almeno apparentemente, quell’ultimo sprazzo della propria “vecchia vita”.

Senza mai la paura di farsi vedere “brutta”, fragile, contraddittoria, forte e mostrare anche gli aspetti più “bassi” e “difettosi” di un carattere umano, Elisabeth Moss merita l’Emmy come nessuna altra delle sue co-nominate per la categoria perché lei non recita, lei “diventa” i suoi personaggi e non c’è modo migliore di colpire dritto al cuore del pubblico se non con la piena e reale autenticità di comunicazione. 

La recensione di The Handmaid’s Tale 4, episodio per episodio

Si parla di

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *