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Piemonte. Approvata la nuova legge sul gioco d’azzardo ma per l’opposizione verrà impugnata dalla Corte Costituzionale

“E’ stata persa una importante battaglia in Consiglio regionale, l’hanno persa tutti i piemontesi, la battaglia contro il gioco d’azzardo”. E’ quanto dichiara il consigliere Giorgio Bertola, che ha portato avanti nei mesi una vera e propria battaglia contro la modifica della norma regionale in materia di funzionamento delle slot.

Oggi Bertola, già M5S ai tempi in cui è stata approvata lanorma vigente.

“Questa partita è persa, ma non finisce qui. La legge presenta molte illeggitimità e verrà impugnata dalla Corte Costituzionale”.

Molto duro anche il commento del consigliere del PD Diego Sarno.

“Sono serviti un blitz notturno a giugno 2020, una Proposta di Legge naufragata e infine un Disegno di Legge della Giunta, ma ci sono riusciti: Cirio e la sua maggioranza sono riusciti a smantellare una legge che era diventata un riferimento a livello nazionale, la LR 9/2016 sul Gioco d’azzardo patologico.

L’opposizione è stata ardua, ma eravamo sostenuti da un’incrollabile certezza: stavamo difendendo uno strumento di controllo e gestione di un fenomeno che uccide. Senza giri di parole, la ludopatia è una patologia subdola, che distrugge principalmente le famiglie più fragili.

E ora che succede?

La prima modifica sostanziale è al “distanziometro”, ossia lo strumento con cui la Legge previgente assicurava uno spazio franco intorno ai luoghi maggiormente sensibili. Ora sale gioco, sale scommesse e spazi per il gioco nei tabacchini potranno essere aperte a 400 metri da questi luoghi nei comuni con più di 5000 abitanti, a 300 metri per gli altri. I luoghi sensibili, in più, sono stati drasticamente ridotti, salvaguardando solamente le scuole superiori, le università, i bancomat e pochi altri. Sono stati cancellati ad esempio impianti sportivi, chiese e scuole medie, elementari e nidi.

Tutti i tabacchini che avevano dismesso le apparecchiature dopo l’entrata in vigore della Legge 9/2016, e i bar che distano dai luoghi sensibili da 401 metri a 500 metri, potranno reinstallarle, ma soprattutto le vecchie licenze potranno essere di nuovo vendute senza che queste risultino come nuove aperture.

Le fasce orarie di chiusura sono limitate alla fascia 22-10, togliendo copertura legale alle ordinanze sindacali che moltissimi comuni avevano approvato.

Questa maggioranza ha dato il peggio di sé in questa materia, confermando un semplice principio, quello del “profitto prima di tutto”. Ogni schema istituzionale è stato forzato, ogni riflessione ignorata, oltre ogni logica e anche oltre il comune buon senso. Contro questa legge si sono schierati, indistintamente, professionisti di ogni settore. Tra gli altri ricordiamo i medici, gli psicologi, le associazioni culturali, le fondazioni antiusura, i SERD, i sindacati, i Sindaci di tutti i colori politici, Libera, Don Ciotti, Avviso Pubblico e anche i sindacati di polizia. Eppure tutti loro, sono stati ignorati. Cirio non si è mai fatto vedere, così come l’assessore alla Sanità Icardi e l’assessora al lavoro Chiorino. Nessuno di questi ha mai preso la parola per raccontare il loro pensiero, mai!

Capisco l’imbarazzo di portare avanti una legge oggettivamente improponibile, esclusivamente per dar seguito al diktat di Salvini, però un rappresentante delle istituzioni deve assumersi le responsabilità delle proprie azioni, soprattutto quando queste incidono così fortemente sulla salute delle persone.

Le scorrettezze però non sono finite qui. In questi mesi abbiamo dovuto assistere all’umiliazione delle audizioni nelle commissioni consiliari, con la maggioranza che sistematicamente abbandonava l’aula per non ascoltare i dati che puntualmente smentivano ogni miglioria paventata dalla maggioranza.

I dati, poi, sono stati utilizzati parzialmente e scorrettamente. Quelli che affermavano la bontà della legge del 2016 e criticavano l’attuale proposta, come ad esempio i dati di IRES (ente strumentale della Regione Piemonte) sono stati ignorati. Mentre il cavallo di battaglia della maggioranza è stata la tutela dei posti di lavoro, battaglia concettualmente a noi carissima. Peccato che, però, gli unici dati utilizzati dalla maggioranza sono stati quelli di uno studio Eurispes che, guarda il caso, era finanziato da Gamenet, la più grande Spa del gioco in Italia.

Ci hanno detto che si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro, contando tra questi tutti i lavoratori di esercizi commerciali con attività prevalente diversa, come bar e tabacchini. Hanno detto che il gioco illegale era aumentato, tesi smentita dalla stessa guardia di finanza. Falsità e ipocrisie, utili solo a nascondere il vero obiettivo di questa modifica legislativa: rispondere alla richiesta, legittima seppur sconsigliabile, delle società del gioco, delle lobby.

Abbiamo passato interminabili ore, nell’aula del Consiglio regionale e al di fuori, a batterci con tutte le nostre forze contro questa Legge. Siamo riusciti a farci sentire, tanto da far traballare la tenuta dell’intera maggioranza e a scongiurare il ritorno indiscriminato nei bar. Il Piemonte rimane l’unica Regione in Italia a non avere le slot in ogni bar.

Alcuni Consiglieri di maggioranza si sono opposti, ma Cirio e la Lega hanno tirato dritto con la forza dei numeri. Valorizzando l’essenza della democrazia, non possiamo far altro per ora, la maggioranza in quanto tale ha i numeri per approvare qualsiasi progetto di legge, ma non ci si illuda, non è finita qui.

Non è finita perché questa nuova Legge riporterà in molti angoli delle strade le macchinette, offrendo in luoghi di socialità usuale l’offerta del gioco. Per cui torneremo a vedere sempre più uomini e donne, bruciarsi lo stipendio e la vita davanti alle brillanti luci delle slot. E tutto ciò avrà un preciso responsabile: questa maggioranza regionale, la destra!

Noi non arretriamo e non dimentichiamo: continueremo a mettervi di fronte alle vostre responsabilità. Continueremo a dar battaglia al fianco di tutti coloro che si sono opposti. Su questa Legge pioveranno ricorsi, giudizi di legittimità costituzionale, opposizione civile e sociale: #NONfiniscequi.

Non avremo riposo finché non riusciremo a costruire un’alternativa, che non sia proibizionistica ma che al contempo tuteli la salute dei piemontesi”.

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