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Pil giù del 10% in Lombardia. “Il 2020 come una guerra”

Nello studio della Cna dati neri, ma anche resistenza. L’opportunità fondi Ue: “Possiamo trainare la ripresa”

«Come una guerra». Nel 2020, gli indicatori economici della Lombardia – la regione più produttiva d’Italia – sono calati come durante un periodo bellico. Il Pil è sceso quasi del 10 per cento, i consumi di oltre l’11, gli investimenti dell’8,2 per cento.

A tre mesi dal precedente focus, ieri sono stati presentati in conferenza stampa i dati della Cna sull’impatto del Covid sull’economia del territorio. E con riferimento specifico alla Lombardia, è stato il presidente regionale di Cna Daniele Parolo a usare questa immagine: «I dati più recenti elaborati dal nostro centro studi – ha detto – stimano una caduta dei principali indicatori economici assimilabile a quella di un regime di guerra: Pil al -9,8 per cento, consumi al -11,1 per cento, investimenti al -8,2 per cento. Il dato relativo agli investimenti – ha aggiunto – ha in realtà contenuto le perdite previste dalle precedenti stime di ottobre (-13%), a testimonianza della grande resilienza del tessuto produttivo lombardo».

La ripresa arriverà solo nella seconda metà dell’anno in corso, e certamente non si potrà recuperare tutto il terreno perso nei dodici mesi passati. «Sarà fondamentale – ha detto il presidente – rigenerare fiducia, nelle famiglie e nelle imprese. La domanda interna costituirà il vero discrimine per una ripresa robusta e non solo trainata dall’export, pure decisivo per i segmenti più avanzati del mondo imprenditoriale».

L’organizzazione si tiene alla larga dalle questioni politiche, inevitabile affrontare invece il discorso sulle opportunità offerte dai fondi europei. Un tema di stretta attualità. «Cna Lombardia – ha precisato Parolo – torna a confermare di non avere interesse alle danze della politica, troppo spesso foriere di instabilità: oggi dobbiamo concentrarci su vaccini e investimenti a valere sul Recovery Fund. Per questo abbiamo voluto concentrarci su una lettura di quali aspetti del piano nazionale Next Generation Italia potrebbero realmente incrociare i bisogni delle imprese».

Come si sa, entro il 30 aprile prossimo ciascun Paese membro dell’Unione europea dovrà preparare il proprio Piano nazionale per la ripresa e la resilienza che darà diritto a ricevere fondi nell’ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza. E di fronte a questa scadenza, le imprese non vogliono rinunciare all’occasione di ricominciare a correre, per far correre tutta la Lombardia, e con essa il Paese. «Il comparto territoriale del Nord Italia con quasi 2,3 milioni di piccole e medie imprese, rappresenta il 50% delle piccole medie imprese sul territorio nazionale ha spiegato il presidente di Cna Lombardia – Un’area produttiva capitale nello scenario economico del Paese che può ben costituire l’elemento trainante per la ripresa.

«Ma va rilevato – ha proseguito ancora Parolo – che lo schema di Next Generation Eu, così come è impostato, non è a dimensione di piccola impresa ed è necessario tendere a un impegno comune per far sì che lo diventi. Se si ritenga che alcuni settori siano strategici per l’economia del nostro territorio è necessario che ogni intervento da parte dello Stato si attui rafforzando le filiere e mettendo in sinergia le imprese. Ma soprattutto deve essere strumento efficace e calibrato in grado di rispondere alle esigenze specifiche di quelle aree territoriali e produttive del Paese in grado di trainare la ripresa».

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