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Piste ciclabili addio? Il piano “anti-ambiente” del governo

Il governo italiano ha annullato i finanziamenti per lo sviluppo di reti ciclabili urbane, che ammontavano a 94 milioni di euro. Questi fondi, destinati a progetti per la costruzione di piste ciclabili nel 2023 e 2024, erano stati assegnati dal precedente governo nel 2019. Il governo attuale ha deciso di destinare questi soldi a spese diverse, nonostante l’Italia presenti un divario crescente rispetto alle città europee in termini di ciclabilità, con conseguenze negative per la sicurezza (oltre 200 ciclisti muoiono ogni anno in media) e la salute pubblica, contribuendo all’inquinamento eccessivo in diverse parti del paese.

Il taglio dei fondi

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di azzerare i fondi destinati allo sviluppo delle reti ciclabili urbane, pari a 94 milioni di euro, che erano stati stanziati dal precedente esecutivo Conte II nel 2019. Questi fondi, che dovevano essere utilizzati per la realizzazione di opere legate allo sviluppo della viabilità ciclabile nei prossimi due anni, saranno invece destinati ad altri progetti. Con questa decisione, l’Italia si allontana ancora di più dalle città europee in termini di sviluppo delle reti ciclabili, con conseguenze negative sulla sicurezza (con oltre 200 ciclisti morti in media all’anno) e sulla salute pubblica, poiché non si riesce a ridurre l’inquinamento in diverse aree del paese che spesso supera i livelli di guardia.

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di eliminare i fondi destinati allo sviluppo delle reti ciclabili urbane. Secondo il disegno di legge di Bilancio per il 2023, il fondo istituito con la legge di Bilancio del 2020, che prevedeva una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 per finanziare interventi legati alla promozione e al potenziamento della mobilità ciclistica, è stato eliminato. Anche nella nota integrativa alla legge di Bilancio, le risorse per la progettazione e la realizzazione di ciclovie per il 2023 e il 2024 sono state azzerate, rappresentando, come detto, un taglio complessivo di 94 milioni di euro.

Altri fondi disponibili

Come anticiapto, nel disegno di legge di Bilancio per il 2023, il fondo destinato allo sviluppo delle reti ciclabili urbane, è stato eliminato e le risorse previste per i prossimi due anni sono state azzerate. Tuttavia, altri fondi a favore della mobilità ciclabile sono ancora disponibili, infatti, i fondi stanziati dai governi precedenti non sono stati utilizzati completamente e sono ancora disponibili, come il fondo per le “autostrade ciclabili”, il Fondo per la ciclabilità, e i fondi per la “mobilità sostenibile e sicurezza stradale”.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede investimenti per circa 600 milioni di euro per la costruzione di piste ciclabili urbane e metropolitane e di piste ciclabili turistiche, per un totale di circa 2 mila chilometri. Questo sarà il principale finanziamento per la mobilità ciclistica nei prossimi anni.

La denuncia delle associazioni

Il report “Non è un paese per bici“, pubblicato da Clean Cities, FIAB, Kyoto Club e Legambiente, sottolinea il grande divario di ciclabilità tra le città italiane e quelle europee leader in questo campo. Per colmare questo divario, sarebbe necessario aumentare di quattro volte la lunghezza delle piste ciclabili in Italia, con un costo totale di 3,2 miliardi di euro entro il 2030. Per realizzare questo obiettivo, il report propone di destinare 500 milioni di euro all’anno a un piano straordinario per promuovere la ciclabilità urbana.

In una nota congiunta, Clean Cities, Fiab, Kyoto Club, Legambiente, Greenpeace, Transport & Environment e Cittadini per l’aria hanno espresso preoccupazione per il definanziamento della ciclabilità.

La nota delle associazioni

“La transizione delle nostre città verso una mobilità sostenibile e a zero emissioni non può essere più procrastinata. La crisi climatica si aggrava, e ogni anno muoiono tra i 50mila e i 60mila italiani, a causa dei livelli di inquinamento dell’aria ben al di sopra dei limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”, si legge nella nota.

Che, prosegue: “È necessario offrire alle persone l’opportunità di muoversi in sicurezza usando la bici per raggiungere i propri luoghi di lavoro, di studio o di svago. Ad oggi molte non possono perché le strade sono il dominio incontrastato delle automobili”.

E, ancora: “Poche infrastrutture ciclabili, piste spesso non collegate tra loro, e mancanza di una visione che metta insieme pianificazione urbanistica e mobilità sostenibile, rendono difficile, e spesso impossibile, utilizzare la bicicletta come mezzo alternativo all’automobile”.

“Eppure la bicicletta negli spostamenti brevi e medi, e in connessione con le reti di trasporto pubblico, è uno straordinario alleato non solo dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche come parte attiva alla soluzione dell’emergenza sanitaria dovuta all’inquinamento e come strumento di giustizia e inclusione sociale”.

In conclusione: “L’azzeramento delle (poche) risorse per la ciclabilità in legge di bilancio è una proposta inaccettabile, che ci riporta indietro di decenni, e che impedisce alle Amministrazioni locali di rendere le nostre città davvero ciclabili, riducendo l’uso dell’automobile privata. Va corretta immediatamente in Parlamento. Altro che azzerare i fondi: bisogna incrementarli”.

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