professione-enotecario,-il-premio-al-migliore-anche-nel-2023-–-james-magazine

PROFESSIONE ENOTECARIO, IL PREMIO AL MIGLIORE ANCHE NEL 2023 – James Magazine

Il Magister bibendum nell’antica Roma era responsabile del vino, prima dei banchetti selezionava i vini che andavano serviti e aggiungeva ad arte, spezie, erbe, miele, acqua fredda o calda, a seconda delle preferenze dei commensali e del periodo dell’anno, utilizzando tecniche consolidate, per andare incontro al gusto corrente e attenuare il grado alcolico arrotondando le spigolature che allora avevano i vini essendo prodotti in modo empirico. Una figura deputata al vino, per certi versi assimilabile al sommelier o al moderno enotecario, anche se oggi solamente l’idea di aggiungere acqua o altro al vino ci fa letteralmente inorridire. L’enotecario è divenuto fondamentale per comunicare nel modo giusto il nettare di bacco, divenendo un alleato nel consumo di casa, un esperto di vino a cui ci affidiamo quando vogliamo ben figurare a una cena, che ci racconta le novità, che conosce tutto dei vini e dei produttori, che ci consiglia con competenza e spesso ha conosciuto di persona i vignaioli, assaggiando tantissimo.

Uno che viaggia, si informa, si distingue per il palato fino, per la comunicativa e per le spiccate doti umane, capace di proporre il miglior food pairing possibile, una figura a cui finalmente è stato dedicato un concorso nazionale, grazie ad AEPI, Associazione Enotecari Professionisti Italiani, con il Patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) e la collaborazione di Vinarius, Associazione Enoteche Italiane. Il contest è riservato agli enotecari che operano nelle bottiglierie dove viene proposta la vendita per asporto e anche ai professionisti che lavorano all’interno di mescite (winebar) dove è previsto il servizio. Due categorie a cui possono accedere titolari, consulenti, collaboratori e liberi professionisti che però siano al momento dell’iscrizione impegnati nell’attività.

La prima edizione di “Miglior Enotecario d’Italia”, si è svolta con successo nel 2022 e ora gli organizzatori si apprestano a dare il via all’edizione 2023. “Iniziative come questa ci aiutano a ribadire l’importanza della filiera e la sua centralità. In un percorso che parte dal produttore e arriva al consumatore finale, è giusto valorizzare chi garantisce e diffonde la qualità del prodotto” ha commentato il Ministro Francesco Lollobrigida, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione. Un evento di caratura nazionale che pone in evidenza la professionalità dell’enotecario che si cimenta per la prima volta in un contest e si lascia giudicare da una giuria di esperti di chiara fama. “Conoscenza del prodotto che si estende alla capacità di proporlo e alla sensibilità nell’abbinarlo, ma anche predisposizione all’ascolto, attitudine al dialogo, creatività ed inventiva nel mantenere il rapporto diretto sia con il consumatore sia con l’azienda produttrice: un bravo enotecario deve essere in grado di fare, e sapere, molte cose. Solo così può adempiere a quel suo ruolo di ambasciatore del vino e della bevanda alcolica in generale a cui il Concorso fa riferimento” ha spiegato Francesco Bonfio, Presidente AEPI. “L’enotecario è una figura che necessita di una nuova e più consapevole attenzione mediatica e merita un riconoscimento per il ruolo che riveste nella filiera del vino e dell’agroalimentare” ha ricordato. Due i premi speciali in gara: Miglior Enotecario d’Italia Under30 e Miglior Enotecario d’Italia all’Estero. Le iscrizioni si chiuderanno nel mese di febbraio per poi dare vita al primo processo di selezione, a carico della giuria, e alle due prove tecniche che sarà necessario superare per decretare i finalisti.

Ciascuna prova sarà giudicata da una giuria di esperti presieduta anche quest’anno da Stefano Caffarri, comunicatore e figura di spicco dell’enogastronomia, che abbiamo incontrato per James Magazine:

È forse l’unico concorso del genere in Italia. Un’idea geniale valorizzare la figura dell’enotecario segnalando i più virtuosi…come funziona?

Per quanto ne so, è il primo e unico concorso che premia la figura professionale dell’enotecario.  La struttura del concorso prevede una selezione iniziale in base a prerequisiti, in quanto il contest si propone di premiare persone e non aziende: l’enotecario dunque è definito in base a precise caratteristiche. A seguire sono previste delle prove a tre livelli, per identificare i sei finalisti, tre per ciascuna categoria: semplificando le “bottiglierie” da puro asporto e le enoteche con mescita, i wine bar e affini. Cerchiamo di non valorizzare solo una enciclopedica conoscenza del vino, ma analizziamo la generale cultura del servizio al cliente, anche nell’ottica dell’abbinamento al cibo, alle situazioni e alle occasioni, e infine gli aspetti gestionali.

Quali sono le figure che hanno trionfato l’anno scorso e cosa avevano di cosi particolare da accaparrarsi il podio più alto?

I vincitori dell’anno scorso, pur essere assi diversi per background e percorso professionale avevano un tratto in comune: una passione sfrenata per il mestiere, e la disponibilità completa a frequentarne ogni sfumatura. Per la prima categoria si è distinto Filippo Carraretto, un giovane enotecario di Padova che ha mostrato padronanza del tema e si è saputo districare tra i trabocchetti che la giuria ama tendere. Per i Wine Bar ha saputo affermarsi Luca Sarais, una figura storica nell’ambiente, brillante comunicatore e poliedrico professionista.

Come vedi il comparto delle enoteche oggi, è in buona salute, ha delle necessità inespresse? Perchè è così importante per il mondo del vino?

Come ogni attività nel tempo attuale, anche il settore delle enoteche subisce l’urgenza di rimanere al passo di un tempo liquido, quasi proteiforme, in cui non basta essere bravi ma è necessario essere preparati in cinquanta materie solo per garantirsi la stabilità, figuriamoci il successo. Tra le necessità che non hanno ancora trovato una realizzazione completa troviamo anche quella a cui cerchiamo di dare luce con il concorso: la professionalizzazione di un mestiere complesso che appare interstiziale, mentre risulta decisivo per la cultura stessa del vino. La sua importanza risiede proprio nell’essere cardine della determinazione della forza di mercato di un bene che ormai si considera voluttuario, ma che è vettore di valori importanti: vendere vino è vendere vita. E vite.

Parliamo di un contest. Dunque anche un premio per i vincitori.

L’idea originale contiene un concetto chiaro: distribuire valore, e non “cose”. Dunque né denaro né merce ma esperienze formative esclusive, di straordinario spessore: la passata edizione uno stage in Champagne, durante il quale il Comitèe ha profuso nozioni e informazioni preziose su quella particolarissima regione, e uno a Montalcino per approfondire la conoscenza di uno dei più prestigiosi territori del nostro paese. Per quest’anno replicheremo sicuramente con lo Champagne, e a breve potremo sciogliere la riserva sul secondo evento.

Il Concorso Miglior Enotecario d’Italia rappresenta anche una esclusiva occasione di crescita professionale. In qualità di formatore sarà presente il prestigioso Comité de Champagne che per il secondo anno consecutivo offre, ai finalisti del Concorso, la possibilità di vivere un’esclusiva full-immersion di quattro giorni a Epernay.

A confermare il valore dell’iniziativa è anche l’importante sostegno dei Consorzi che hanno scelto di aderire a questa seconda edizione del Concorso in qualità di sponsor: Consorzio Vini doc delle Venezie, Consorzio di Tutela Vini del Trentino, Consorzio Vino Toscana, Consorzio di Tutela Vini d.o.c. Cirò e Melissa, Consorzio Vino Chianti Classico, Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali Ramandolo, Consorzio Tutela

Vini Collio. Le candidature all’edizione 2023 del Concorso sono state ufficialmente aperte.

migliorenotecarioditalia.it

Assaggia per professione e per diletto, scrive di wellness sperando prima o poi di perdere almeno un chilo e racconta di wine cooking, alternando giurie di ogni ordine e grado passando con scioltezza dal gnocco alla pasticceria, dai maccheroni al pettine al Lambrusco, ma senza mai farne parola con la moglie che è convinta che lui stia facendo una docenza.

Related Posts